Cooperativa Sociale Sostenerti

Assistenza anziani Roma

06-64491625     328-7023754

Anziani, soggetti attivi di welfare

Anziani, soggetti attivi di welfare: “Non chiamiamoli “vecchi” perché non lo sono e possono ancora dare contributi importanti”

Dopo due anni dal Patto Federativo per la loro tutela, la Camera dei Deputati ha fatto il punto sulla situazione. Negli ultimi anni è cresciuto il numero degli anziani che si dedicano al volontariato. “Nella nuova piramide della popolazione – ha spiegato lo scienziato Edoardo Boncinelli – c’è abbondanza di persone di una certa età in ottima forma fisica e mentale”. Cambiare mentalità

A due anni dal Patto Federativo a tutela degli anziani, la Camera dei Deputati ha fatto il punto sulla situazione degli anziani, intesi come soggetti attivi di welfare, “custodi dei luoghi d’arte”, “ponti generazionali nel mondo del lavoro”, “supporto per i giovani nella scuola e nella professione”.

Negli ultimi anni è cresciuto sempre più il numero degli anziani che si dedicano al volontariato: “Nella nuova piramide della popolazione – ha spiegato lo scienziato Edoardo Boncinelli – abbiamo un’abbondanza di persone di una certa età che ormai non ha più nemmeno senso chiamare “vecchi”, perché spesso sono in ottima forma fisica e mentale. Bisogna cambiare mentalità, adeguare le strutture sociali a questa nuova presenza, dare a queste persone una nuova motivazione perché senza motivazione non si vive. Bisogna dare loro un nuovo ruolo sociale”.

I numeri. Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione ha dimensioni planetarie e irreversibile. Secondo l’ISTAT, in Italia abbiamo, assieme ai francesi, la più alta speranza di vita nell’Unione Europea: 80,6 anni per gli uomini e 85,1 per le donne. Il miglioramento delle condizioni medie di salute è già avanzato: non siamo lontani dal traguardo di mantenere attiva la grande maggioranza della popolazione fra i 75 e gli 80 anni. “Ci vorrà tempo, ma bisogna cominciare. Poiché l’allungamento della vita è avvenuto poco per volta, quasi nessuno se ne è accorto ma ora è tempo di fare qualcosa”, ha aggiunto Boncinelli.

Il Patto Federativo a tutela degli anziani. E’ nato nel febbraio 2015 per promuovere in modo più efficace gli interessi ed i diritti degli anziani, in un contesto di dialogo fra le generazioni. Tra gli obiettivi, realizzare studi, elaborare proposte concrete per le istituzioni al fine di valorizzare e quantificare il valore prodotto e trasferito dagli anziani alla società.

Le esperienze:

-Nelle Marche, l’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani Onlus, ha creato un gruppo di clown-animazione nei Centri diurni per malati di Alzheimer, nelle case di cura, nei reparti di medicina, chirurgia, geriatria e pediatria degli ospedali di San Benedetto del Tronto e nei paesi limitrofi. Il gruppo di clown animazione comprende una trentina di persone ed è sempre aperto e disponibile ad accogliere nuovi volontari.

– A  Napoli  sono nate le “Agenzie di Cittadinanza” ed il “Pronto Intervento Sociale”,  sviluppato da una decina di associazioni di volontariato.  Basta telefonare allo 081 5781969 (numero dedicato) e nel giro delle 48 ore un volontario si presenta a domicilio. Gli interventi vanno dall’accompagnare gli anziani in ospedale, in farmacia o a ritirare la pensione, fino al disbrigo pratiche di ogni natura e difficoltà (invalidità civile, contrassegno auto per disabili, apertura conti corrente, riduzione Tarsu, social card…). Si stanno moltiplicando anche i  convegni medico sanitari per un invecchiamento attivo, decine corsi di alfabetizzazione informatica ed attività ricreative.

– A Bologna, l’ANLA Onlus ha avviato dal 2007, in collaborazione con la divisione di nefrologia dell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi, un servizio per gli anziani in dialisi: dal lunedì al sabato,  in due turni, il pulmino di ANLA va a prendere i pazienti a casa e li riporta indietro.

I medici pensionati. Attività di volontariato sono nate anche nella Federspev (rappresenta oltre 20mila medici, farmacisti e veterinari in pensione) che ha dichiarato di voler sostenere “qualsiasi progetto di legge che consideri le professionalità in pensione una risorsa per il Paese”.  Tra le varie proposte, l’idea di affiancare i medici di base per il trattamento di pazienti anziani,  assicurando una presenza capillare nelle periferie e nei piccoli centri e visite domiciliari e specialistiche per pazienti in difficoltà economiche. A tal proposito, la Federspev sta realizzando una banca dati per registrare le disponibilità ad impegnarsi anche in progetti di Cooperazione. In Etiopia, hanno già fondato ed attrezzato un ospedale per bambini di 90 posti letto a Gambo; a Rapi, una clinica con reparto ostetrico dove ogni anno nascono 350 bambini; case per lebbrosi a Shasemane; ad Alaba, una clinica per ragazzi ciechi a causa del tracoma, malattia che, se non curata in tempo con un semplice collirio, porta alla cecità nel giro di tre mesi.

Un investimento necessario. “L’immagine che l’anziano sia solamente un “consumatore” di risorse pubbliche, oltre che sbagliata è fuorviante”, sostiene Edoardo Patriarca, componente della XII Commissione (Affari Sociali) e primo firmatario della proposta di legge “Misure per favorire l’invecchiamento attivo della popolazione attraverso l’impiego delle persone anziane in attività di utilità sociale e le iniziative di formazione permanente”.   “Prendersi cura della fragilità – continua – è per il nostro Paese “un investimento” perché mediante pratiche di invecchiamento attivo da un lato si contribuisce al benessere dei “più avanti in età”, dall’altro si ha un ritorno in termini di welfare oggi davvero importante”.

 

@Copiright Repubblica.it

Welfare per gli anziani: essenziale il coinvolgimento di tutti

La riforma è la sfida cruciale della sanità del futuro e sarà efficace solo se verranno coinvolti tutti gli attori dell’assistenza.

La forma del welfare per gli anziani sarà efficace solo se verrà impostata coinvolgendo tutti gli attori dell’assistenza, compresi assistenti domiciliari, badanti professionali e infermieri.
Gli obiettivi attesi e buoni risultati in ambito assistenziale potranno cioè essere raggiunti solo attraverso la costituzione di tavoli di lavoro che dovranno vedere riuniti regione, enti locali, le aziende sanitarie locali, il terzo settore nonché coloro che lavorano a diretto contatto con gli anziani.

E’ quanto affermato dalla Provincia di Trento che mette sul piatto una prima proposta di riforma, già presentata agli enti locali.
Partendo dall’analisi commissionata all’Università Bocconi, la Provincia crede che il nuovo welfare sarà tanto più efficace quanto sarà frutto del lavoro sinergico di tutti coloro che partecipano attivamente all’assistenza dei più anziani.

Il nuovo welfare, attento a cronicità e fragilità, va dunque ripensato in modo che, a regime, garantisca a chi vuole stare a casa di poterlo fare, in un sistema affidato alla regia unica degli enti territoriali.

La scelta della residenzialità deve rimanere un’extrema ratio, non esaustiva nell’esaurire il bisogno di assistenza dei cittadini.
Questo al fine di garantire la qualità della vita delle persone e delle famiglie, in una logica di welfare sostenibile ed etico.