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Anziani, soggetti attivi di welfare

Anziani, soggetti attivi di welfare: “Non chiamiamoli “vecchi” perché non lo sono e possono ancora dare contributi importanti”

Dopo due anni dal Patto Federativo per la loro tutela, la Camera dei Deputati ha fatto il punto sulla situazione. Negli ultimi anni è cresciuto il numero degli anziani che si dedicano al volontariato. “Nella nuova piramide della popolazione – ha spiegato lo scienziato Edoardo Boncinelli – c’è abbondanza di persone di una certa età in ottima forma fisica e mentale”. Cambiare mentalità

A due anni dal Patto Federativo a tutela degli anziani, la Camera dei Deputati ha fatto il punto sulla situazione degli anziani, intesi come soggetti attivi di welfare, “custodi dei luoghi d’arte”, “ponti generazionali nel mondo del lavoro”, “supporto per i giovani nella scuola e nella professione”.

Negli ultimi anni è cresciuto sempre più il numero degli anziani che si dedicano al volontariato: “Nella nuova piramide della popolazione – ha spiegato lo scienziato Edoardo Boncinelli – abbiamo un’abbondanza di persone di una certa età che ormai non ha più nemmeno senso chiamare “vecchi”, perché spesso sono in ottima forma fisica e mentale. Bisogna cambiare mentalità, adeguare le strutture sociali a questa nuova presenza, dare a queste persone una nuova motivazione perché senza motivazione non si vive. Bisogna dare loro un nuovo ruolo sociale”.

I numeri. Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione ha dimensioni planetarie e irreversibile. Secondo l’ISTAT, in Italia abbiamo, assieme ai francesi, la più alta speranza di vita nell’Unione Europea: 80,6 anni per gli uomini e 85,1 per le donne. Il miglioramento delle condizioni medie di salute è già avanzato: non siamo lontani dal traguardo di mantenere attiva la grande maggioranza della popolazione fra i 75 e gli 80 anni. “Ci vorrà tempo, ma bisogna cominciare. Poiché l’allungamento della vita è avvenuto poco per volta, quasi nessuno se ne è accorto ma ora è tempo di fare qualcosa”, ha aggiunto Boncinelli.

Il Patto Federativo a tutela degli anziani. E’ nato nel febbraio 2015 per promuovere in modo più efficace gli interessi ed i diritti degli anziani, in un contesto di dialogo fra le generazioni. Tra gli obiettivi, realizzare studi, elaborare proposte concrete per le istituzioni al fine di valorizzare e quantificare il valore prodotto e trasferito dagli anziani alla società.

Le esperienze:

-Nelle Marche, l’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani Onlus, ha creato un gruppo di clown-animazione nei Centri diurni per malati di Alzheimer, nelle case di cura, nei reparti di medicina, chirurgia, geriatria e pediatria degli ospedali di San Benedetto del Tronto e nei paesi limitrofi. Il gruppo di clown animazione comprende una trentina di persone ed è sempre aperto e disponibile ad accogliere nuovi volontari.

– A  Napoli  sono nate le “Agenzie di Cittadinanza” ed il “Pronto Intervento Sociale”,  sviluppato da una decina di associazioni di volontariato.  Basta telefonare allo 081 5781969 (numero dedicato) e nel giro delle 48 ore un volontario si presenta a domicilio. Gli interventi vanno dall’accompagnare gli anziani in ospedale, in farmacia o a ritirare la pensione, fino al disbrigo pratiche di ogni natura e difficoltà (invalidità civile, contrassegno auto per disabili, apertura conti corrente, riduzione Tarsu, social card…). Si stanno moltiplicando anche i  convegni medico sanitari per un invecchiamento attivo, decine corsi di alfabetizzazione informatica ed attività ricreative.

– A Bologna, l’ANLA Onlus ha avviato dal 2007, in collaborazione con la divisione di nefrologia dell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi, un servizio per gli anziani in dialisi: dal lunedì al sabato,  in due turni, il pulmino di ANLA va a prendere i pazienti a casa e li riporta indietro.

I medici pensionati. Attività di volontariato sono nate anche nella Federspev (rappresenta oltre 20mila medici, farmacisti e veterinari in pensione) che ha dichiarato di voler sostenere “qualsiasi progetto di legge che consideri le professionalità in pensione una risorsa per il Paese”.  Tra le varie proposte, l’idea di affiancare i medici di base per il trattamento di pazienti anziani,  assicurando una presenza capillare nelle periferie e nei piccoli centri e visite domiciliari e specialistiche per pazienti in difficoltà economiche. A tal proposito, la Federspev sta realizzando una banca dati per registrare le disponibilità ad impegnarsi anche in progetti di Cooperazione. In Etiopia, hanno già fondato ed attrezzato un ospedale per bambini di 90 posti letto a Gambo; a Rapi, una clinica con reparto ostetrico dove ogni anno nascono 350 bambini; case per lebbrosi a Shasemane; ad Alaba, una clinica per ragazzi ciechi a causa del tracoma, malattia che, se non curata in tempo con un semplice collirio, porta alla cecità nel giro di tre mesi.

Un investimento necessario. “L’immagine che l’anziano sia solamente un “consumatore” di risorse pubbliche, oltre che sbagliata è fuorviante”, sostiene Edoardo Patriarca, componente della XII Commissione (Affari Sociali) e primo firmatario della proposta di legge “Misure per favorire l’invecchiamento attivo della popolazione attraverso l’impiego delle persone anziane in attività di utilità sociale e le iniziative di formazione permanente”.   “Prendersi cura della fragilità – continua – è per il nostro Paese “un investimento” perché mediante pratiche di invecchiamento attivo da un lato si contribuisce al benessere dei “più avanti in età”, dall’altro si ha un ritorno in termini di welfare oggi davvero importante”.

 

@Copiright Repubblica.it

Come sono attivi i giovani anziani!

La chiamavano terza età e a grandi linee si inquadrava tra il pensionamento e la dipartita, con poche distinzioni, molti stereotipi (declino, noia, disimpegno) e amletiche domande: e ora come passerò il tempo e le giornate? Oggi con il miglioramento delle condizioni di vita quello spazio si è allungato tanto da coprire anche un lungo trentennio di cui è meglio distinguere le fasi. Così quelli della prima fascia, uomini e donne che hanno appena varcato la soglia dei 65 e non ancora quella degli 80 ora si chiamano «giovani anziani».

Sì, un altro ossimoro come lo fu, al tempo, quello dei «giovani adulti», ma è il modo di dare un nome a qualcosa che prima non c’era e adesso c’è. A loro l’Università Cattolica di Milano ha dedicato un’ampia ricerca durata due anni e pubblicata nel volume «L’allungamento della vita. Una risorsa per la famiglia, un’opportunità per la società». Il libro, a cura di Eugenia Scabini e Giovanna Rossi, viene presentato stasera a Milano e oltre ai tanti ricercatori che hanno contribuito con i loro studi ci saranno due categorie rappresentative di questa nuova fascia spesso anche chiamata degli «anziani attivi»: i nonni e i volontari.

Mentre spesso la politica e il mondo del lavoro parlano di rottamazione, soprattutto all’estero la parola chiave è «successful ageing» o «active ageing». Qualcosa di cui bisognerà tenere conto anche qui se è vero che proprio l’Italia, nel corso degli Anni 90, è stato il primo Paese al mondo in cui si è verificato il sorpasso degli over 65 sugli under 15. Qualcosa che non è un problema ma, come suggerisce il titolo del libro, «una risorsa». Come?

DARE E RICEVERE
Uno dei tanti dati che escono dalla ricerca è, per esempio, che i «giovani anziani» intervistati – circa 900 – sono in maggioranza (53,2%) individui che «danno e ricevono», essendo contemporaneamente fonte di aiuto per altri (coniuge/partner, figli/nipoti genitori, vicini, estranei) ma a loro volta beneficiari di aiuto per lo svolgimento di qualche attività. Questi, sommati agli «attivi» (19,10%), fanno sì che tre giovani anziani su quattro, in Italia, siano integrati con la rete amicale e parentale a fronte di una minoranza di «passivi» (16,80) e «isolati» (11%) spesso costretti a essere «non attivi» a causa di cattive condizioni di salute.

UN ESERCITO DI VOLONTARI
In che cosa consiste questa «activity»? Dalla ricerca viene fuori una dimensione variegata che può essere tempo per sé, per gli altri o un po’ per entrambi. Tendenzialmente, quando va verso gli altri lo fa nei modi della nonnitudine o del volontariato. Quest’ultimo, pur non essendo in Italia supportato da iniziative pubbliche, rappresenta una consolidata tradizione con molte associazioni costituite esclusivamente da anziani (Auser, Filo d’Argento, Anteas, Seniornet). E, come documentato dall’ultimo censimento Istat, i volontari anziani sono anche tanti: 703.602 su un totale di 4.758.622, vale a dire il 14,8%.
Altri capitoli della ricerca danno conto dello scambio intergenerazionale materiale (beni e denaro) e immateriale (volontariato ma anche mentoring, insegnamento, impegno politico) che deriva da un invecchiamento attivo e non ripiegato su se stessi, così come da una maggiore «connessione» con il mondo esterno attraverso le nuove tecnologie che coinvolgono sempre più anziani.

RISCHIO BURN-OUT
Tutto bene quindi? No se il «successful ageing» diventa un’ossessione o addirittura una non scelta e finisce che la troppa attività porta a forme di stress molto simili a quelle della vita di lavoro. I ricercatori parlano infatti di «rischio burn-out» anche per i giovani anziani. Sempre dalla ricerca emerge che, per quanto riguarda il volontariato (ma si potrebbe forse applicare anche all’«activity» da nonni) essere attivi non comporta drastiche scelte di vita ma si combina armonicamente con aspetti diversi dell’esistenza e la riorienta sotto il profilo del senso.

Fonte: Lastampa.it

Giovani disabili consegnano l’acqua a casa agli anziani soli.

MERATE (Lecco) – Far consegnare agli utenti del Centro diurno disabili di Merate l’acqua a casa agli anziani soli segnalati dai servizi e seguite da Auser Filo d’Argento Meratese. È l’idea alla base di “AcquaViva”, progetto il cui obiettivo è integrare le persone disabili che frequentano il Centro diurno attraverso un’attività di cittadinanza attiva. “Il servizio è utile per gli utenti e una risorsa per la comunità locale”, dice Silvia Guffanti della cooperativa sociale La Vecchia Quercia che gestisce il Centro diurno disabili (il centro è di titolarità dell’Azienda Speciale Retesalute ed è gestito in co-progettazione con il Consorzio Consolida). “Abbiamo aderito volentieri a questo progetto, coinvolgendo gli utenti del nostro servizio di telefonia sociale – spiega Elisa Mapelli, presidente Auser Filo d’Argento del Meratese – Cinque volontari Auser chiamano ogni settimana circa 400 persone anziane sole in 7 paesi per sapere come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, se devono essere accompagnati a visite o in ospedale e quando abbiamo aderito a questo progetto abbiamo chiesto loro se erano interessanti a ricevere l’acqua a casa”.
In un anno sono 15 le persone anziane che una volta alla settimana hanno ricevuto a casa 6 litri di acqua (della Casetta comunale) consegnati da 6 persone seguite dal Centro diurno: in totale nei 12 mesi dall’avvio del progetto sono stati consegnati 1.140 litri di acqua. La spesa dell’acqua è sostenuta da Auser, i mezzi per la consegna e le bottiglie (inclusa l’attività di lavaggio, disinfezione e custodia) sono invece fornite dal Centro diurno che si occupa di coordinare l’attività e della consegna. Oltre a Centro diurno disabili di Merate Azienda speciale Retesalute e cooperativa La Vecchia Quercia, il progetto coinvolge anche il Comune di Merate, che si occupa di individuare potenziali utenti e volontari, associazioni del Terzo settore e privati cittadini che collaborano nella consegna dell’acqua.

Essere considerati non solo come disabili ma come persone adulte con la possibilità di integrarsi con chi vive accanto a loro. È il desiderio manifestato sia dagli utenti del Centro diurno che dalle loro famiglie. “Riflettendo sulle potenzialità che un servizio semi-residenziale può avere per il territorio, il Centro diurno ha iniziato a sperimentare la possibilità di essere una risorsa per la comunità locale”, spiega Guffanti.

Il progetto “AcquaViva” non è il primo che il Centro porta avanti per mettere le competenze di cui dispone al servizio dei bisogni della comunità di appartenenza. Da anni, ad esempio, un gruppo di ospiti insieme a operatori e volontari del servizio effettua attività di volantinaggio a Paderno d’Adda: ogni settimana ritirano i volantini di diversi eventi presso il Municipio e poi li distribuiscono ai commercianti (una ventina) delle vie centrali del paese. Negli anni scorsi, un gruppo di utenti (sempre con operatori e volontari) ha ritirato e consegnato la spesa a casa di alcune famiglie di Merate. Nel 2015, inoltre, è stata avviata un’attività con il Comune di Robbiate per la manutenzione e la pulizia periodica del parco di Villa Concordia: il lavoro consiste nel mantenere sgombri da sassi e foglie l’area riservata ai giochi per bambini e raccogliere i rifiuti abbandonati negli spazi antistanti al bar. Il Centro diurno disabili è un servizio semi-residenziale attivo sul territorio da 30 anni e si rivolge a persone con gravi disabilità di età compresa tra 18 e 65 anni: garantisce loro prestazioni socio-sanitarie integrate e predispone progetti individualizzati per rispondere ai bisogni sanitari, assistenziali, riabilitativi ed educativi.

Copyright: Redattore Sociale

Anziani sì, ma socialmente utili! Ecco la proposta di legge

ROMA – Sostenere l’impegno degli anziani in attività di volontariato, affinché possano continuare ad essere “socialmente utili”: è questo l’obiettivo della proposta di legge n. 3528 “Misure per favorire l’invecchiamento attivo della popolazione attraverso l’impiego delle persone anziane in attività di utilità sociale e le iniziative di formazione permanente”, depositata in Parlamento lo scorso 18 gennaio e che sarà presentata ufficialmente sabato 16 aprile a Lucca, nell’ambito del Festival italiano del volontariato, promosso dalle associazioni Ada, Anteas e Auser. Tre associazioni che hanno fortemente voluto e chiesto un intervento normativo in tal senso.

La proposta di legge, primo firmatario Edoardo Patriarca, intende innanzitutto valorizzare esperienza di “volontariato anziano” già esistenti: dai “nonni vigili” alla sorveglianza di parchi e giardini, musei e monumenti, dalla compagnia agli anziani fragili, alle attività per lo sviluppo della cultura. Ma intende anche dare a queste esperienza una dignità economica, assicurando per esempio un bonus da parte degli enti locali, sotto forma di un buono pasto e altre agevolazioni culturali, ricreative, formative o per la mobilità. E’ quanto prevede l’articolo 3 per gli anziani occupati nei progetti di pubblica utilità attivati dai comuni in collaborazione con il volontariato.

“Il tema dell’invecchiamento – si legge nell’introduzione della proposta di legge – deve uscire dall’approccio emergenziale con cui lo affrontano le istituzioni, nonché dal modo in cui lo affrontano le organizzazioni che operano sul mercato in un’ottica esclusivamente consumistica”. La legge nasce quindi per “sostenere il tempo ‘liberato’ dell’anziano che è utilizzato per produrre beni relazionali, beni di merito, alcune tipologie di beni pubblici e alcune categorie di beni di uso collettivo fondamentali per promuovere, costruire e facilitare ‘comunità solidali'”. L’obiettivo è quindi “consentire e sostenere l’impegno degli anziani nelle attività di volontariato e più in generale nel terzo settore in attività socialmente rilevanti”.

Ed ecco cosa è previsto, in sintesi, nei 9 articoli di cui la legge si compone.

Valorizzare le esperienza, contrastare l’esclusione. L’articolo 1 fissa gli obiettivi principali della legge: non sono valorizzare le competenze e le esperienze degli anziani, ma anche “contrastare fenomeni di esclusione e di discriminazione sostenendo azioni che garantiscano un invecchiamento sano e dignitoso e rimuovendo gli ostacoli a una piena inclusione sociale”.

La “dignità” dell’invecchiamento. L’articolo 2 definisce “invecchiamento attivo” quel “processo che promuove la continua capacità del soggetto di ridefinire e di aggiornare il proprio progetto di vita in rapporto ai cambiamenti inerenti la propria persona e il contesto di vita, attraverso azioni volte ad ottimizzare il benessere sociale, la salute, la sicurezza e la partecipazione alle attività sociali, allo scopo di migliorare la qualità della vita e di affermare la dignità delle persone nel corso dell’invecchiamento”.

Il “bonus” per i volontari anziani. L’articolo 3 stabilisce che siano i comuni, singoli o associati, a “predisporre, anche in collaborazione con le organizzazioni di volontariato, progetti volti all’impiego sul proprio territorio di persone anziane per la realizzazione delle finalità di cui alla presente legge”. E prevede che i volontari anziani siano “destinatari di opportunità culturali, formative e ricreative fornite, anche gratuitamente o a costi ridotti, dal comune, dalle altre amministrazioni ovvero dai privati coinvolti nei progetti di cui al presente articolo”, sotto forma di ” buono pasto per ogni giorno impiegato in attività di utilità sociale, in conformità alle disposizioni della presente legge indipendentemente dall’effettivo numero di ore giornaliere impiegate nell’attività stessa”.

Le attività di utilità sociale. L’articolo 4 declina quali siano le attività “socialmente utili” in cui gli anziani volontari passano essere impiegati: un ventaglio ampio, che spazia dalla sorveglianza dei bambini presso le scuole e lungo il percorso alla compagnia e il sostegno ad altri anziani “in condizione di isolamento”; dalla ricognizione delle “presso le famiglie delle esigenze derivanti da interventi programmati sulla viabilità e sul tessuto urbano, con particolare riferimento alla condizione delle persone anziane e dei bambini” ala partecipazione ad attività culturali, anche attraverso la vigilanza e i controllo del flusso di spettatori e visitatori in manifestazioni pubbliche, musei, biblioteche ecc.

Formazione permanente. Dopo aver affrontato, nell’articolo 5, il tema delle assicurazioni, la legge si sofferma, nel capitolo 6, sulla “formazione permanente”, cioè la “partecipazione delle persone anziane a processi educativi e alle attività ricreative e formative lungo tutto l’arco della vita.

Prevenzione e benessere. L’articolo 7 chiama in causa il ministero della Salute, che ha il compito di contribuire all’invecchiamento attivo promuovendo “azioni tese al mantenimento del benessere durante l’invecchiamento della persona anziana, sostenendo la diffusione di corretti stili di vita e l’educazione motoria e fisica”, ma anche favorendo “protocolli operativi tra enti locali territoriali, aziende sanitarie locali, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale”.

Il fondo. La legge istituisce un fondo di 75 milioni di euro per il triennio 2016-2018 presso il ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Fonte: SuperAbile