Cooperativa Sociale Sostenerti

Assistenza anziani Roma

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Legame occhi-reni

Quando si è affetti da patologie renali in fase avanzata o da insufficienza renale, possono insorgere problemi agli occhi senza, però, dare alcun segnale di preavviso. Pertanto, è molto importante fare dei controlli oculistici periodici che possano valutare la funzionalità della vista e la salute dell’occhio, per evitare di comprometterla in maniera permanente.

Occhi secchi, rossi e doloranti. Sono questi i sintomi che possono insorgere quando vi è una disfunzione della lacrimazione: la causa è da ricercarsi in un eccesso di calcio e di fosfato che, depositandosi negli occhi, causano irritazione.

Spesso, sono proprio le malattie renali a causare questi disturbi che possono colpire la congiuntiva, la cornea e la sclera. Dunque, può essere utile controllare i livelli ematici di calcio e fosfato e mantenere gli occhi umidi con gocce oculari lubrificanti. Ovviamente, non sono solo le malattie renali a causare questi sintomi. Per questo motivo, è necessario consultare un oculista per trovare la giusta causa. È bene però sottolineare che vi sono anche altre patologie che possono essere determinate da malattie renali, in particolare:

  1. Retinopatia diabetica– Si verifica quando il diabete e/o l’ipertensione arteriosa danneggiano i piccoli vasi sanguigni nella retina. La retinopatia diabetica progredisce nel tempo e non si manifesta con sintomi fino a quando la visione non ne risente. A volte i vasi danneggiati formano un tessuto cicatriziale che causa distacco della retina. Il distacco della retina può portare a perdita della vista o cecità e deve essere trattato immediatamente. Se si verificano improvvisi cambiamenti della vista come luci lampeggianti o punti scuri, il consiglio è di rivolgersi immediatamente al medico o all’ospedale.
  2. Glaucoma– Si verifica quando il liquido si accumula all’interno dell’occhio, senza essere ben drenato: ciò causa un aumento della pressione intraoculare che va a premere sui i vasi sanguigni che portano ossigeno e sostanze nutritive al nervo ottico posizionato nella parte posteriore dell’occhio. In questi casi, il rischio che il nervo ottico si danneggi è molto alto. Non è un caso, dunque, che si verifichi una perdita della vista parziale o totale. E, purtroppo, l’ipertensione e il diabete possono essere fattori di rischio per il glaucoma, così come la stessa dialisi.
  3. Edema  oculare– Quando vi è insufficienza renale, i reni non riescono a filtrare il sangue in modo ottimale, così come a regolare la pressione sanguigna. Generalmente, filtrando il sangue, l’eccesso di acqua viene eliminato dai tubuli renali. Quando i tubuli renali sono danneggiati, però, i filtri smettono di funzionare al meglio, determinando un accumulo di liquidi alla base dell’edema oculare. Solitamente l’edema si manifesta a livello degli occhi che, soprattutto al mattino, appaiono gonfi. Il disturbo passa poi a livello degli arti, specialmente quelli inferiori e, man mano che la malattia peggiora, a tutto il resto del corpo.

Ovviamente, solo un esame accurato della vista mostrerà eventuali disturbi visivi o malattie degli occhi. Tra i segni che potrebbero indicare disturbi di questo tipo troviamo sicuramente:

  • Visione sfocata, doppia o appannata
  • Dolore o pressione in uno o entrambi gli occhi
  • Problemi nel vedere le cose con la coda dell’occhio
  • Luci fluttuanti o lampeggianti
  • Punti neri nel campo visivo

Controllare l’ipertensione e il diabete è dunque fondamentale, sia per i reni sia per gli occhi. Seguire le raccomandazioni del proprio medico per dieta, esercizio fisico, controlli periodici e assunzione di farmaci è altrettanto importante per mantenere un equilibrio anche quando si è affetti da una malattia cronica e debilitante.

Insomma, controllare i livelli di glucosio e la pressione del sangue è un modo per prendersi cura anche dei propri occhi! Ovviamente, anche smettere di fumare è un passo indispensabile, per scongiurare il rischio di cataratta e glaucoma.

 

 

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IPERTENSIONE

                                                                               Ipertensione

 L’ipertensione è una patologia molto diffusa caratterizzata da pressione alta; se non curata, l’ipertensione aumenta con il rischio di patologie cardiovascolari e ictus, quindi è fondamentale. La pressione sanguigna è dovuta alle pulsazioni del cuore, che normalmente generano una spinta, o pressione, sufficiente a far scorrere il sangue in tutto il corpo; nell’ipertensione, tale spinta è superiore alle normali esigenze dell’organismo.

 

L’ipertensione arteriosa è una condizione frequente che, come hanno dimostrato molti studi epidemiologici, rappresenta un importante fattore di rischio di malattie vascolari (ischemia cardiaca quale angina e infarto, attacchi ischemici cerebrali e ictus, parkinson e demenza vascolare, aneurismi e arteriopatie obliteranti).

 

L’organizzazione mondiale della sanità consiglia il valore prudenziale di 120/80 mmHg, al posto della credenza ormai archiviata dei 100mmHg a cui sommare l’età.

La pressione sanguigna è dovuta alle pulsazioni del cuore, che normalmente generano una spinta, o pressione, sufficiente a far scorrere il sangue in tutto il corpo. L’ipertensione è causata da una spinta superiore alle normali esigenze dell’organismo. Le cause che scatenano l’ipertensione possono essere:

 

  • Obesità
  • storico genetico familiare caratterizzato da ipertensione
  • cibi salati
  • dieta povera di frutta e verdura
  • poco esercizio fisico
  • caffè
  • alcool
  • età uguale o maggiore a 65
  • stress
  • malattie renali
  • diabete
  • restringimento delle arterie
  • sindrome di Cushing (una condizione in cui il corpo produce un eccesso di ormoni steroidei)
  • lupus
  • assunzione di pillola contraccettiva orale
  • droghe

 

Quali sono i sintomi dell’ipertensione?

In alcuni rari casi, in cui una persona è soggetta a ipertensione, si possono verificare sintomi quali:

  • mal di testa persistente
  • visione offuscata o doppia
  • sangue dal naso
  • mancanza di respiro

Come è diagnosticata l’ipertensione?

La diagnosi di ipertensione si basa sulla misurazione della pressione arteriosa, eseguita da personale specializzato. La diagnosi di ipertensione inoltre si può verificare attraverso degli esami del sangue e delle urine. E’ importante servirsi di un misuratore della pressione sanguigna che sia affidabile e dia letture precise. I valori normali di pressione dovrebbero essere inferiori a 80-90 mmHg per la pressione minima e 120-140 mmHg per la massima.

 

L’ipertensione può essere prevenuta:

  • mangiando in modo sano
  • mantenendo un peso sano
  • facendo regolare esercizio fisico
  • bevendo alcolici con moderazione
  • riducendo la quantità di sale nel cibo
  • mangiando molta frutta e verdura
  • eseguendo terapie di rilassamento
  • gestendo dello stress con la meditazione o lo yoga
  • eseguendo terapie cognitivo-comportamentali

Come si cura l’ipertensione?

In natura i soggetti affetti da ipertensione possono combatterla sia con uno stile di vita sano, sia mediante combinazione di farmaci. La maggior parte dei farmaci usati per trattare l’ipertensione possono produrre effetti collaterali, come:

  • sonnolenza
  • dolori renali
  • tosse secca
  • vertigini
  • debolezza

Articolo a cura di Cardiologia, Nefrologia Curatore scientifico: Dr. Leon Bertrand

 

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Badanti: una formazione all’assistenza

Anziani soli e sempre meno autosufficienti. Storie di cronaca come quelle di badanti che picchiano o derubano le persone che avrebbe dovuto curare o su case di riposo che non rispettano gli standard minimi di sicurezza. Il tutto in un Paese che invecchia sempre di più e dove la rete dell’assistenza pubblica è a dir poco sotto dimensionata. Quanti ogni giorno si chiedono quale sia la cosa giusta da fare per i proprio parenti anziani se non si ha la possibilità di accudirli direttamente?

La soluzione più immediata, arruolare una badante. Sono più di un milione quelle che lavorano nelle famiglie italiane: figure fondamentali per l’organizzazione della vita quotidiana, ma che rivestono un ruolo delicato che richiede affidabilità e competenza. La scelta di una persona che accudisca un anziano o una persona malata non è semplice e la relazione di cura, a volte, come mostrano diversi fatti di cronaca, può degenerare in violenza, ma le famiglie troppo spesso si trovano sole nel compiere questo passo.

E se è compito delicato quello di assistere un anziano, le cose si fanno ancora più difficili quando si tratta di persone malate, come chi è affetto dal morbo di Alzheimer: soggetti fragili, la cui cura richiede grandi sensibilità e competenze. Formazione dell’assistente familiare, dunque, ma anche una rete di strutture come i centri diurni e le Unità di valutazione dell’Alzheimer sono strumenti fondamentali per dare supporto alle famiglie. Ma da questo punto di vista la situazione nel nostro Paese è molto disomogenea: ci sono regioni come Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Veneto e Toscana – spiega – che sono alla avanguardia per i servizi alle famiglie dei malati e altre in cui la carenza è totale.

Tanti enti locali, soprattutto nelle regioni più “virtuose”, hanno istituito corsi di formazione e registri dove poter trovare assistenti familiari qualificate. A Parma il centro per l’impiego si occupa di formare le badanti e analoghi corsi si svolgono, ad esempio, a Milano, Treviso, Aosta, Trieste. La provincia di Reggio Emilia ha dato vita a uno studio Diade che ha censito il problema della violenza nella relazione di cura, e anche per Paola Canova, dirigente della Provincia e tra i responsabili del progetto, “la creazione di una rete che supporti le famiglie e la formazione delle persone deputate all’assistenza sono strumenti indispensabili per individuare e prevenire gli episodi di violenza”.

Ma attenzione! La badante, a volte, si trova anche su internet. Tante sono infatti, nei siti di annunci di lavoro, le inserzioni di chi si offre come badante e di chi cerca un’assistente familiare ed esistono addirittura siti specializzati, come Professione Badante, Badanti in Italia, Agenzia Badanti, che cercano di far incontrare la domanda e l’offerta. “Il nostro obiettivo – spiega Vito Auriemma, responsabile del portale Agenzia Badanti – è quello di fornire un servizio qualificato e regolare”. “ Il progetto – racconta – è in fase ancora sperimentale e mira a creare un albo di badanti che abbiano superato i corsi di formazione degli enti locali, ma finora la risposta è stata scarsa. La maggior parte delle badanti non usa Internet e si serve di altri canali, come il passaparola, oppure si rivolge alle parrocchie, per trovare lavoro”.

In questo scenario, la Cooperativa Sostenerti dunque interviene proprio a sostegno della sicurezza dell’assistito e della sua famiglia, operando ricerche e selezioni di badanti ben accurate e scrupolose.
Una scelta oculata è quella di evitare di affidarsi a passaparola rischiosi, ma lasciare che un team di esperti in risorse umane selezioni il personale migliore per l’assistenza!

Sicurezza farmaci e anziani: una guida da Fda

Sarà utile anche agli italiani, una tra le popolazioni più longeve al mondo, questa Guida per i consumatori pubblicata dalla Food and Drug Administration (Fda) dedicata al rapporto tra anziani e farmaci. Terza e quarta età sono fasi della vita in cui la presenza di più patologie croniche determina l’assunzione contemporanea di diversi farmaci, spesso associati a prodotti da banco, fitoterapici e integratori, mix che favorisce il rischio iatrogeno e l’emersione di interazioni potenzialmente gravi. Con l’invecchiamento funzionalità epatica e renale si modificano fisiologicamente, con effetti non sempre prevedibili sui processi di assorbimento, metabolismo ed eliminazione dei farmaci. Il primo suggerimento della guida intitolata “4 Medication Safety Tips for older adults” pone l’accento sull’aderenza terapeutica: si richiama la persona anziana a conformarsi alle raccomandazioni del medico riguardo i tempi, le dosi e la frequenza di assunzione della terapia, rispettando scrupolosamente le indicazioni e utilizzando solo i farmaci prescritti.
Anche la presenza in casa di un familiare di riferimento o di una badante, potrebbero guidare l’anziano e monitorarne la corretta assunzione di medicinali.

Per secondo si consiglia di compilare per iscritto la lista dei medicinali da assumere, specificando il nome commerciale, la denominazione generica e la posologia, avendo cura di aggiornare l’elenco, portarne una copia con sé e consegnarla a una persona di fiducia in caso di necessità. Il terzo elemento chiave è stimolare l’anziano a informarsi sulle interazioni tra i farmaci, inclusi quelli da banco, leggere le etichette anche dei prodotti di erboristeria e tenere conto dell’effetto di cibo o alcol consultando il medico in caso di dubbi o sintomi poco chiari, senza trascurare di coinvolgere gli specialisti. Infine, almeno in teoria, sarebbe utile poter ridiscutere la terapia con il curante in occasione delle visite di controllo per fare il punto della situazione.

Perché interessa il farmacista: sensibilizzare gli anziani sulle problematiche della politerapia e delle modificazioni fisiologiche dell’età avanzata favorisce comportamenti appropriati nell’uso dei farmaci.

Fonte: Farmacista33

Badanti senza formazione, corsi in 9 regioni anche a famiglie

Badanti senza formazione specifica ma costrette a somministrare medicine, fare iniezioni, occuparsi della delicata igiene di un anziani quando è costretto a restare a letto: solo 1 su 7 ha competenze di questo tipo e conosce le tecniche di base di cura e igiene. E sono gli anziani stessi infatti che a volte non si sentono perfettamente sicuri nelle loro mani, pur ritenendoli un punto di riferimento essenziale e irrinunciabile nella propria esistenza: uno su tre teme che la propria badante possa commettere sbagli nel dare i farmaci. Una preoccupazione fondata, visto che il 77% delle badanti è di nazionalità straniera e quindi alla scarsa formazione sanitaria si aggiungono gli inevitabili ostacoli correlati a una maggiore difficoltà di comprensione delle indicazioni mediche. Per questo è partito in 9 regioni il progetto SIGG (la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia) per la formazione dei caregiver: badanti e familiari in 12 ore di lezioni e 30 ore di e-learning a distanza, potranno imparare ad eseguire in modo giusto semplici atti assistenziali come un’iniezione, la misura della pressione o della glicemia, la somministrazione corretta dei farmaci, le tecniche di mobilizzazione e igiene dell’anziano. Coordinata dal Professor Paolo Falaschi, Responsabile dell’Unità di Geriatria dell’Ospedale Sant’Andrea – Sapienza Università di Roma, l’iniziativa è frutto di uno sforzo multidisciplinare che ha coinvolto la Sezione Nursing e i Presidenti delle Sezioni Regionali della SIGG ed è già attiva in Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Abruzzo, Molise, Calabria, Sardegna e Lombardia. “I corsi SIGG sono pensati per loro, ma anche per tutti i familiari che si trovino a prestare aiuto ad anziani non più autosufficienti” sottolinea Nicola Ferrara, presidente SIGG.

In questo contesto, la Cooperativa Sostenerti, assicura il massimo della accuratezza nella selezione di personale qualificato e/o laureato per la sicurezza e la salute dell’assistito e la tranquillità della propria famiglia.

Fonte: Ansa.it