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Assistenza anziani Roma

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Cinquemila anziani senza assistenza

Fa discutere il caso della nuova normativa sulle rette delle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) di Roma e Lazio. Da gennaio i familiari dei ricoverati, oltre 5.000 persone su tutta Roma hanno ricevuto una lettera con cui il Comune di ubicazione della struttura sanitaria ha notificato l’impossibilità a pagare l’integrazione della retta. In merito agli importi, parliamo di circa 60 euro per quello giornaliero, nella formula alta, e di circa 50 euro in quella bassa. Quote che non comprendono comunque lavanderia, farmaci ed altre spese.
L’iter precedente, come noto, prevedeva che laddove l’Isee lo consentisse il Comune potesse integrare la quota per gli anziani degenti. Ora, la partecipazione alla quota da parte del Dipartimento Politiche sociali – finanziata dalla Regione – non potrà avvenire prima di 4 o 6 mesi. E questo sta già portando alcune famiglie dei pazienti ad abbandonare le strutture perché non possono permettersi il pagamento dell’intera quota per il proprio assistito. «Dal primo gennaio – si legge nella missiva del Comune di Genzano fatta recapitare qualche mese fa al signor E. T. (che ha Roma come ultima residenza) – il Comune di Genzano comparteciperà unicamente le rette di degenza dei propri residenti prima del ricovero stabile in struttura residenziale ai sensi di quanto chiarito dalla Regione». Diverse altre testimonianze raccolte sulla Capitale seguono le stesse indicazioni al contrario, intricandosi nel medesimo eccesso di burocrazia che lascia «scoperta» la fase integrativa allungando i tempi. Come quella inviata dal Comune di Roma la settimana scorsa alla signora F. M., nella quale si rende noto il «trasferimento di atti e documentazione per il diritto alla compartecipazione Rsa del 2015» al Comune nel quale risulta l’ultima residenza da lei acquisita prima del suo ricovero stabile presso l’Istituto in cui ad oggi è ospite.
Il Comune di Roma, richiamandosi all’applicazione della stessa regolamentazione, si solleva dalla responsabilità di compartecipazione alla retta anche per residenti in varie zone della città, da Marconi a San Giovanni: «Ora dove mandiamo i nostri cari?», si lamentano i familiari.
Il punto, dunque, è la precisazione della Regione che ha chiarito che il Comune tenuto all’eventuale integrazione economica della retta dei pazienti in Rsa è quello dell’ultima residenza prima del ricovero in una struttura, indipendentemente dalla tipologia di ricovero. Norma applicabile, secondo il parere dell’Avvocatura regionale del Lazio, anche per i ricoverati in modo continuativo da prima dell’entrata in vigore della legge n.328/2000». E c’è pure il problema relativo alla scadenza delle dichiarazioni Isee (entro il 15 gennaio di ogni anno) e da quanto è stato determinato dalla sentenza del Consiglio di Stato del 3/12/15, pubblicata il 29/02/16, in cui veniva cancellato quanto previsto all’art. 4 del DPCM 159/2013, che andrà ad inficiare il calcolo dell’Isee ormai senza più pensioni di accompagno da dover dichiarare. «Nell’attesa della rimodulazione del decreto, dell’Inps che dovrà recepirne i calcoli e del Dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma per i conseguenti adattamenti su cui verranno rideterminate le tariffe – evidenzia il coordinatore di Forza Italia in XI Municipio Marco Palma – ci aspettiamo che Regione e Governo prendano posizione. Abbiamo prodotto una mozione da presentare in consiglio dove impegniamo il Presidente del Municipio a rappresentare al Commissario Tronca e al Presidente della Regione la necessità di attivarsi per evitare ulteriori problemi».

Fonte: Il Tempo