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Anziani maltrattati: quando i responsabili non sono né badanti né infermieri

Non deve essere un problema squisitamente italiano se anche il Cochrane si interessa al problema dei maltrattamenti e agli abusi sugli anziani. Alcune ricerche stimano che il problema interessi un anziano su dieci, un problema globale: atti singoli o reiterati di violenza fisica, psicologica o verbale, incuria o abbandono a danno di persone fragili a causa della loro età.

Ed è un errore pensare che a perpetrare questi comportamenti siano badanti o personale di residenze sanitarie: le ricerche infatti rivelano che i persecutori sono nella maggior parte dei casi gli stessi parenti, figli in particolare. Abbandono, maltrattamenti, umiliazioni, botte ma anche abusi sessuali, economici e frodi sono ciò che può avvenire dietro a porte ben chiuse e che rende difficile e complesso squarciare un velo doloroso. Anziani spesso non autosufficienti, affetti da demenza vittime silenti. Situazioni talmente diffuse che un team Cochrane, un network internazionale indipendente che riunisce ricercatori e persone che hanno come interesse la salute delle popolazioni, ha messo a punto programmi specifici per prevenire e ridurre questi abusi odiosi.

La società americana di gerontologia ha iniziato con l’identificare i fattori di rischio e i segni che possono rivelare ai maltrattamenti: evidenza di tensioni, atteggiamento di paura, cambiamenti nel comportamento nell’anziano come aggressività o chiusura, evidenza di contusioni, lividi, fratture, stato confusionale determinato presumibilmente da un abuso di tranquillanti, ma anche segni sui polsi e occhiali rotti. Sono “red flag” anche disidratazione e malnutrizione, piaghe da decubito e condizioni igieniche scarse che possono saltare all’occhio dei sanitari ad esempio di una visita a domicilio o di un ricovero.

Perché accade? In molti casi le persone si trovano ad accudire un genitore o una persona anziana senza averne le risorse psicologiche, emotive, motivazionali o economiche. Le responsabilità possono essere molto stressanti e aprire la via a sindromi da stress come quella da burn out con una escalation di rabbia e rancore che può assumere una deriva patologica. Una giustificazione? Certamente no, ma l’evidenza che non tutti sono adatti o hanno la capacità fisica o intellettuale per assumersi una simile responsabilità, talora per anni. Sono a maggior rischio le situazioni in cui la malattia è grave, il paziente ha uno stato di demenza avanzato e quando la coppia familiare non ha sufficiente supporto sociale e rimangono soli la maggior parte del tempo entrando in una spirale di desolazione.

Anche quando l’abuso avviene in una casa di risposo o una struttura, l’anziano spesso non denuncia, teme ritorsioni o che nessuno si prenderà cura di lui, mentre in altri casi arriva a incolpare se stesso e a credere di meritare ciò che gli sta accadendo. Ci si interroga quindi sulla possibilità o la necessità di porre delle telecamere di sorveglianza in scuole, istituti, residenze assistenziali e ovunque ci siano soggetti fragili che possono essere oggetto di maltrattamenti. L’avvocato Salvatore Frattallone, penalista e esperto in diritto della privacy a Padova e Roma, spiega ciò che è legale allo stato attuale secondo le norme.

Come si pone il Garante della privacy?
“Il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto che l’impiego di sistemi di videosorveglianza deve risultare effettivamente necessario e proporzionato agli scopi che si intendono perseguire, tanto più quando si tratta di dispositivi particolarmente invasivi come le webcam, inoltre sino a prova contraria va salvaguardata anche la dignità dei lavoratori per i quali la legge vieta l’uso di mezzi di controllo a distanza.

Tuttavia, quando si tratti non di contestare al lavoratore semplici mancanze disciplinari (per le quali è sufficienti dar corso alle adeguate informative nei confronti dei dipendenti come prevede il codice privacy, evitando controlli occulti), ma di perseguire reati e di raccoglierne le prove, allora lo stesso datore di lavoro, in particolare dopo il jobs act, ha il potere di correre ai ripari, raccogliendo le immagini degli illeciti del lavoratore, mediante i c.d. controlli difensivi, legittimati dalla stessa Cassazione” conclude il legale.

Fonte: Johann Rossi Mason per Huffingpost

Orrore nelle case di cura per anziani: quando evitare l’istituzionalizzazione è importante

Nove anziani anni lasciati a marcire in una stanza umida, chiusa a chiave, abbandonati in mezzo ai loro stessi escrementi trovati negli angoli del pavimento.

E’ l’orrore che si è parato davanti ai poliziotti durante un controllo in una casa di cura nel quartiere romano dell’Infernetto. La scoperta durante una banale controllo amministrativo nella parte struttura regolarmente autorizzata.

Gli agenti però, nel perlustrare i locali, sono incappati in una porta chiusa, che dopo un po’ di resistenza i gestori hanno aperto. All’interno uno scenario raccapricciante.

Anziani, molti incapaci di muoversi e costretti su una sedia a rotelle, lasciati a loro stessi, al freddo, senza cure, e in pessime condizioni igieniche. La polizia non ha trovato, al momento del controllo, né un medico né un infermiere.

Sequestro di persona, abbandono di incapace e somministrazione di medicinali da parte di personale non qualificato e senza titolo: sono questi i reati per i quali sono stati denunciati i gestori della struttura abusiva.

I funzionari hanno contestato violazioni sulla sicurezza sul lavoro e sequestrato oltre 35 chili di derrate alimentari non tracciate e alcune anche scadute.

In totale gli ospiti della struttura erano 19, dieci collocati nella casa di cura autorizzata, nove in quella abusiva. Questi sono stati affidati ai propri familiari a eccezione di uno, il quale senza famiglia, è stato collocato tramite gli assistenti sociali del Comune di Roma in altra struttura sanitaria.

Di seguito il video degli accertamenti avvenuti lo scorso mese: Casa di Cura

E’ questo solo uno dei numerosi casi in Italia di maltrattamento degli anziani in case di cura.
Accertarsi della reale efficienze delle strutture socio-sanitarie è fondamentale prima di compiere per l’anziano una tale scelta.
D’altro canto, avere in casa una buona badante, potrebbe considerarsi la soluzione migliore per la salute psico-fisica della persona.

Prevenire è meglio che curare!