Cooperativa Sociale Sostenerti

Assistenza anziani Roma

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Lettera di un padre anziano al figlio

Lettera di un padre anziano al figlio

 

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morto… non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.

 

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Assistenza domiciliare

 Ageing in place: invecchiare bene a casa propria                            

E’ stato dimostrato come, per ragioni sia economiche che psicologiche, sia più vantaggioso assistere gli anziani in casa loro piuttosto che in istituzioni.

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Anziani maltrattati: quando i responsabili non sono né badanti né infermieri

Non deve essere un problema squisitamente italiano se anche il Cochrane si interessa al problema dei maltrattamenti e agli abusi sugli anziani. Alcune ricerche stimano che il problema interessi un anziano su dieci, un problema globale: atti singoli o reiterati di violenza fisica, psicologica o verbale, incuria o abbandono a danno di persone fragili a causa della loro età.

Ed è un errore pensare che a perpetrare questi comportamenti siano badanti o personale di residenze sanitarie: le ricerche infatti rivelano che i persecutori sono nella maggior parte dei casi gli stessi parenti, figli in particolare. Abbandono, maltrattamenti, umiliazioni, botte ma anche abusi sessuali, economici e frodi sono ciò che può avvenire dietro a porte ben chiuse e che rende difficile e complesso squarciare un velo doloroso. Anziani spesso non autosufficienti, affetti da demenza vittime silenti. Situazioni talmente diffuse che un team Cochrane, un network internazionale indipendente che riunisce ricercatori e persone che hanno come interesse la salute delle popolazioni, ha messo a punto programmi specifici per prevenire e ridurre questi abusi odiosi.

La società americana di gerontologia ha iniziato con l’identificare i fattori di rischio e i segni che possono rivelare ai maltrattamenti: evidenza di tensioni, atteggiamento di paura, cambiamenti nel comportamento nell’anziano come aggressività o chiusura, evidenza di contusioni, lividi, fratture, stato confusionale determinato presumibilmente da un abuso di tranquillanti, ma anche segni sui polsi e occhiali rotti. Sono “red flag” anche disidratazione e malnutrizione, piaghe da decubito e condizioni igieniche scarse che possono saltare all’occhio dei sanitari ad esempio di una visita a domicilio o di un ricovero.

Perché accade? In molti casi le persone si trovano ad accudire un genitore o una persona anziana senza averne le risorse psicologiche, emotive, motivazionali o economiche. Le responsabilità possono essere molto stressanti e aprire la via a sindromi da stress come quella da burn out con una escalation di rabbia e rancore che può assumere una deriva patologica. Una giustificazione? Certamente no, ma l’evidenza che non tutti sono adatti o hanno la capacità fisica o intellettuale per assumersi una simile responsabilità, talora per anni. Sono a maggior rischio le situazioni in cui la malattia è grave, il paziente ha uno stato di demenza avanzato e quando la coppia familiare non ha sufficiente supporto sociale e rimangono soli la maggior parte del tempo entrando in una spirale di desolazione.

Anche quando l’abuso avviene in una casa di risposo o una struttura, l’anziano spesso non denuncia, teme ritorsioni o che nessuno si prenderà cura di lui, mentre in altri casi arriva a incolpare se stesso e a credere di meritare ciò che gli sta accadendo. Ci si interroga quindi sulla possibilità o la necessità di porre delle telecamere di sorveglianza in scuole, istituti, residenze assistenziali e ovunque ci siano soggetti fragili che possono essere oggetto di maltrattamenti. L’avvocato Salvatore Frattallone, penalista e esperto in diritto della privacy a Padova e Roma, spiega ciò che è legale allo stato attuale secondo le norme.

Come si pone il Garante della privacy?
“Il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto che l’impiego di sistemi di videosorveglianza deve risultare effettivamente necessario e proporzionato agli scopi che si intendono perseguire, tanto più quando si tratta di dispositivi particolarmente invasivi come le webcam, inoltre sino a prova contraria va salvaguardata anche la dignità dei lavoratori per i quali la legge vieta l’uso di mezzi di controllo a distanza.

Tuttavia, quando si tratti non di contestare al lavoratore semplici mancanze disciplinari (per le quali è sufficienti dar corso alle adeguate informative nei confronti dei dipendenti come prevede il codice privacy, evitando controlli occulti), ma di perseguire reati e di raccoglierne le prove, allora lo stesso datore di lavoro, in particolare dopo il jobs act, ha il potere di correre ai ripari, raccogliendo le immagini degli illeciti del lavoratore, mediante i c.d. controlli difensivi, legittimati dalla stessa Cassazione” conclude il legale.

Fonte: Johann Rossi Mason per Huffingpost

Pensieri di vita. Ecco cosa dicono gli anziani

Gli anziani italiani sono soddisfatti della loro esistenza, ma meno rispetto ai loro coetanei europei. La vita viene infatti considerata una “fonte di piacere” dal 70% degli over 60 del Belpaese, contro il 78% dei cittadini francesi, tedeschi e belgi della stessa età. È quanto emerge dal sondaggio “Elderly people in Europe today” condotto dalla società di ricerca Ipsos per conto dell’Institut du Bien Vieillir Korian, che ha intervistato 8.269 persone residenti in Italia, Francia, Germania e Belgio. Fra gli intervistati, 4.109 avevano un’età compresa tra i 15 e i 64 anni, mentre 4.160 erano di età pari o superiore a 65 anni.

Isolamento sociale – L’indagine ha evidenziato che il livello di benessere e la gioia di vivere degli anziani europei è elevato, ma tra gli italiani risulta più basso. Nel Belpaese solo il 47% degli ultrasessantenni si sente realizzato, rispetto al 68% di quelli esteri. Inoltre, il 33% degli italiani ammette di sentirsi solo almeno una volta al giorno e il 30% almeno un giorno su due, mentre le percentuali europee si fermano rispettivamente al 27% e al 18%.

Famiglia e rapporto di coppia – Per gli over 65 italiani la famiglia rappresenta il principale antidoto alla solitudine: l’85% cerca conforto alla nei figli – contro una media europea del 79% -, mentre il 60% nei nipoti – rispetto alla media del 57% rilevata in Francia, Germania e Belgio. In particolare, il 33% degli anziani che abitano in Italia si prende cura dei nipoti, mentre la media europea si ferma al 30%. Inoltre, mentre il 44% degli italiani sostiene economicamente figli e familiari, un dato superiore al 27% registrato tra i coetanei europei. I rapporti sentimentali, invece, sono meno vivaci: il 70% dei senior italiani dichiara di non avere più rapporti sessuali o di averne pochi.

Situazione finanziaria – Rispetto al 2014 si registra un miglioramento in questo settore: il 51% degli over 65 italiani riesce a mettere da parte un po’ di risparmi, mentre tra gli altri intervistati la media si ferma al 45%. Tuttavia, resta ancora alta (pari al 36%) la percentuale degli anziani del Belpaese che con il reddito percepito riesce a malapena ad arrivare a fine mese, mentre l’11% è costretto a utilizzare i propri risparmi. Dal sondaggio emerge che i senior italiani sono più prudenti: solo il 2% dichiara di vivere grazie a uno o più prestiti e di avere il conto in rosso, rispetto a una media europea del 4%.

Impiego delle nuove tecnologie – Gli over 60 italiani utilizzano internet di meno rispetto ai coetanei europei. Per inviare email lo usa solo il 43% degli anziani del Belpaese, mentre all’estero la percentuale raggiunge il 66%. Per cercare informazioni sul web e per partecipare alle discussioni sui forum lo utilizza solo il 31% degli italiani contro il 37% degli europei. Infine, soltanto il 31% dei senior nostrani usa i social network, rispetto al 35% degli intervistati esteri. Risulta, poi, quasi inesplorata la frontiera dell’e-commerce: il 10% degli italiani dichiara di fare acquisti sul web e il 26% gestisce online le proprie finanze, mentre a livello europeo queste percentuali si attestano rispettivamente all’11% e al 43%.

La Cooperativa Sostenerti è per questo attiva con ogni tipologia di servizio al fine di migliorare la qualità della vita di chi vive con difficoltà il periodo della terza età.
Contro isolamento sociale e solitudine, i nostri collaboratori rispondono selezionando assistenti domiciliari e badanti idonei e professionali e in grado di rispondere a ogni bisogno di cura dell’anziano.
Tutto questo a sostegno del mantenimento delle persone assistite nel proprio domicilio e in aiuto alle famiglie che non possono occuparsi direttamente di chi ha bisogno.
La presenza in casa di una badante è infatti una soluzione contro solitudine e noia e in molti casi è di aiuto nella stimolazione delle capacità cognitive degli anziani.

La Cooperativa Sostenerti si impegna per aiutare le famiglia nella ricerca e nella selezione del personale migliore!
Chiamaci per ulteriori informazioni:
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Foto: © drubig-photo – Fotolia.com
Articolo a cura di Nadia Comerci (20/09/2016)
Il Sole 24 Ore

V Rapporto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia

ROMA – In Italia sono 2,5 milioni gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, ma per le istituzioni e la politica non rappresentano ancora una priorità ed è così che nel totale silenzio diminuiscono i servizi a titolarità pubblica, mentre cresce e si aggrava il peso dell’assistenza sulle spalle delle famiglie. Il quinto rapporto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia messo a punto dal Network non autosufficienza e presentato da poco a due anni di di­stanza dal precedente non è solo un quadro esaustivo sullo stato dei servizi, ma è un memorandum visto che “l’Italia appare ancora in ritardo nel riformare il proprio sistema di servi­zi pubblici rivolti agli anziani non autosufficienti – spiega il rapporto -. Altri Paesi, europei e non, sono stati più lungimiranti e già da alcuni anni hanno compiuto vere riforme per definire una visione del problema e garantirgli una sostenibilità”. Secondo il rapporto, infatti, l’Italia è l’unico tra i grandi paesi europei a “non aver riorganiz­zato in maniera organica e con una vision unica e condivisa il suo sistema di continuità assistenziale negli ultimi trent’anni”.
La riduzione dei servizi. I trend delineano uno scenario chiaro, soprattutto se si prendono come punto di riferimento gli anni pre-crisi: i servizi sono quasi tutti in contrazione, anche se lieve. La copertura dei servizi di assistenza domiciliare per gli over 65 (Sad) dal 2005 al 2012 ha visto una variazione del -0,3 per cento. La dotazione di posti letto per over 65 è diminuita dello 0,2 per cento dal 2010 al 2012. Un meno 0,7 per cento anche per l’indennità di accompagnamento dal 2010 al 2013. L’unica ad aver percentuali positive è l’assistenza domiciliare integrata (Adi) per utenti anziani che dal 2005 al 2012 è aumentata dell’1,4 per cento. “Per la prima volta dal dopoguerra ad oggi – spiega Franco Pesaresi, direttore dell’Azienda Servizi alla Persona ‘Ambito 9’ di Jesi e tra gli autori dello studio -, i servizi per la non autosufficienza si riducono in modo inequivocabile. Fino ad oggi era accaduto il contrario: i servizi di poco sono sempre cresciuti coinvolgendo un numero sempre maggiore di anziani e non autosufficienti. Da questi ultimissimi anni, il livello di copertura si è abbassato nei servizi di assistenza. Unica piccola eccezione si registra nell’Assistenza domiciliare integrata, dove non c’è stata la diminuzione della percentuale degli anziani assistiti, ma si è ridotto il numero di ore medie erogate. Le Asl hanno continuato ad aumentare il numero degli assistiti, ma lo hanno fatto spendendo di meno, riducendo per ogni anziano il numero di ore di assistenza. In modo significativo”.
Per Pesaresi, la riduzione dei servizi è dovuta ad una “riduzione di risorse, soprattutto a livello centrale”. Se si prendono gli ultimi 10 anni (dal 2005 al 2014) l’andamento della spesa pubblica per l’assistenza continuativa degli anziani non autosufficienti over 65 mostra dati positivi: al 2014 si registrano 5,1 miliardi in più rispetto al 2005. Si è passati, cioè, dai 15,4 miliardi ai 20.5. Ad aumentare sono la spesa sociale dei comuni (passata da 1,6 miliardi a 3,1) e l’indennità di accompagnamento (da 7 miliardi a 10,3), mentre la componente sanitaria nell’assistenza continuativa, riferita sia all’assistenza nella comunità che nei presidi residenziali, sale solo di 500 milioni. E’ proprio per questo capitolo di spesa che nell’ultimo triennio (2011-2014) si nota un crollo: tale componente scende di ben 1 miliardo. Ed è sui territori, poi, che si gioca la partita più dura. “Quello che pesa di più è la riduzione dei finanziamenti indistinti – spiega Pesarasi -. Si sono ridotti in maniera pesante non tanto quelli specifici per la sanità e per i servizi sociali, quello che ha pesato molto di più è stata la riduzione dei finanziamenti indistinti per regioni e comuni. Alla fine sono stati i comuni che hanno messo a disposizione meno risorse. I finanziamenti per il sociale nei comuni sono coperti da meno del 50 per cento da risorse nazionali e regionali. Il resto lo mettono i territori”.
L’effetto di questa contrazione di risorse e di servizi è finita così nel bilancio delle famiglie italiane. “La riduzione delle risorse sicuramente ha visto impegnate più di prima le famiglie – racconta Pesaresi -. La famiglia ha cercato di razionalizzare la propria economia familiare e ha cominciato a mantenere l’indennità di accompagno in casa e impegnare di più la famiglia in compiti di assistenza. Questo impegno maggiore della famiglia ha portato ad un impegno consistente del lavoro nero, con l’assistente familiare non in regola. Ci sono state fasi in cui era aumentato il numero dei contratti regolari. Qui siamo tornati a molti anni fa. La grande maggioranza dei contratti sono in nero”.
Tuttavia, qualcosa si muove, proprio a livello centrale. A partire dal rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza in legge di stabilità, con 400 milioni. Ma sono anche altri gli investimenti che potrebbero avere ricadute positive sull’assistenza. “Se arrivano risorse per la povertà è chiaro che per i comuni si potrebbero liberare risorse da utilizzare per la non autosufficienza – ha spiegato Pesaresi -. Oppure non è detto che non si vada ad aiutare direttamente quelle famiglie povere che hanno la non autosufficienza in casa”. Tuttavia, questo non basta per invertire la tendenza. Per i curatori del rapporto serve un’attenzione politica nuova. Anche perché, a detta di Pesaresi, “occorrerà qualche altro anno perché cominci la ripresa, perché anche in questi ultimi anni la riduzione di servizi e di risorse è proseguita”. Per Pesaresi, infatti, da parte del governo “con ci sono stati segnali positivi”, se non l’avvio di un’indagine conoscitiva sulla non autosufficienza in commissione salute alla Camera. Quel che serve in Italia, però, è uno scatto di “consapevolezza” non solo della politica. “Non c’è abbastanza consapevolezza su questo tema che è caricato tra i pochi servizi con la maggior parte degli oneri a carico delle famiglie – spiega Pesaresi -. Ci vuole una straordinaria e maggiore attenzione, non solo della politica, ma anche di altri soggetti, come i sindacati. Gli stessi straordinari risultati che hanno ottenuto sul fronte previdenziale non hanno mai cercato di ottenere sul fronte dell’assistenza ai non autosufficienti. C’è bisogno che tanti soggetti facciano più pressione su questo tema”.
Una tematica, quella della non autosufficienza degli anziani, spiega Carlos Chiatti, economista sanitario e uno degli autori del rapporto, che “ha meno appeal e meno ricaduta mediatica” di altre che invece riescono a trovare spazio nell’agenda politica del governo. “Ormai abbiamo anche un po’ perso la speranza – lamenta Chiatti -. Manca una coerenza di politica a livello nazionale. La priorità oggi è un disegno di legge che riordini tutto e chiarisca quali sono i diritti delle famiglie e poi a cascata collegarci finanziamenti. Il fondo non autosufficienza è importantissimo, ma non è un caso che quando è stato il momento di tagliare è scomparso. Questo lo puoi fare tranquillamente quando manca una legge coerente”. Un quadro normativo chiaro, ma anche urgente, spiega Chiatti, anche perché nel prossimo rapporto “non avremo sorprese”. “Sicuramente andremo a confermare questi trend – assicura Chiatti -. Diminuzioni leggere. Riduzioni che non sono drastiche e non destano scalpore e così ci si abitua. Ma i campanelli di allarme, noi li vediamo tutti i giorni”.

Fonti:
Redattore Sociale
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/497146/Non-autosufficienza-cresce-il-peso-sulle-famiglie-E-l-assistenza-in-nero