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Artrite reumatoide

Artrite reumatoide: come affrontarla

 Per alcune malattie come l’artrite reumatoide, la conoscenza dei sintomi, delle opportunità per limitare i danni e delle cure migliori rappresenta una parte fondamentale della terapia.

Avete sempre dolore ai piedi o alle mani? Avete i polsi gonfi, arrossati e doloranti? Al mattino vi sentite rigidi e indolenziti? Anche i gesti più semplici, come vestirsi, sono imprese quasi impossibili perché sembra che le mani non vogliano aiutarvi a farlo?

Forse è meglio fare al più presto gli accertamenti perché potrebbe trattarsi di una malattia reumatologica. Una di queste malattie è l’artrite reumatoide, in questo caso la diagnosi precoce è parte fondamentale della cura perché bisogna intervenire prima che il danno sia irreversibile e le articolazioni non riescano più a muoversi.

Infatti, è accertato che, se si individua subito la malattia e si inizia tempestivamente la terapia con farmaci efficaci, si è in grado di mitigare il quadro clinico e di rallentare la progressione. Pertanto, riconoscere immediatamente che si tratta di artrite reumatoide, permette di sapere come intervenire.

Cos’è l’artrite reumatoide?

L’artrite reumatoide è una malattia reumatologica infiammatoria cronica e progressiva a carico soprattutto delle articolazioni anche se si può avere interessamento di altri apparati. Ha una frequenza pari allo 0,5/1%. Colpisce soprattutto il sesso femminile di età compresa tra i quaranta e i cinquant’anni, pur essendo possibile una forma di artrite reumatoide senile, giovanile e persino infantile.

La causa dell’artrite reumatoide è sconosciuta, esiste certamente una predisposizione familiare evidenziata dalla frequenza elevata di artrite reumatoide in fratelli gemelli (frequenza sei volte superiore). Per capire quale sia il danno che si verifica in corso di artrite reumatoide, vediamo come sono fatte le articolazioni e come la malattia agisce su di loro (patogenesi).

Artrite reumatoide: patogenesi

Le articolazioni sono strutture anatomiche che tengono unite due ossa adiacenti e permettono il movimento reciproco. Ciascuna articolazione è costituita da:

  • capsula articolare: ingloba le estremità delle due ossa;
  • membrana sinoviale: riveste internamente la capsula articolare, è riccamente vascolarizzata e produce il liquido sinoviale che lubrifica le superfici articolari;
  • cartilagine articolare: riveste le superfici ossee.

Nell’artrite reumatoide si attiva un processo infiammatorio a carico delle strutture anatomiche dell’articolazione. La causa che innesta questo meccanismo è sconosciuta, tuttavia l’organismo comincia a produrre degli anticorpi contro strutture del proprio corpo (autoanticorpi), che nell’artrite reumatoide sono i componenti delle articolazioni, non riconoscendoli come propri.

Questi autoanticorpi attivano un vero e proprio processo infiammatorio con produzione di citochine e conseguente infiammazione della capsula sinoviale (sinovite). Si forma un tessuto particolare (panno sinoviale) che erode la cartilagine e l’osso sottostante provando deformità nelle ossa e impossibilità ad articolarsi tra di loro, quindi a svolgere la funzione articolare.

Come si manifesta il danno articolare nell’artrite reumatoide?

L’artrite reumatoide insorge solitamente in maniera subdola e lenta, solo raramente ha un esordio acuto. I sintomi sono prevalentemente a carico delle articolazioni, sono presenti al mattino, durano per alcune ore ma tendono a migliorare nel corso della giornata.

Questi episodi possono manifestarsi per alcuni giorni e poi risolversi completamente, salvo ripresentarsi a distanza di giorni o settimane a carico di altre articolazioni. Il paziente pertanto vive periodi in cui sono presenti disturbi importanti e invalidanti, alternati a giorni di relativo benessere.

Sono colpite tutte le articolazioni mobili:

  • piccole articolazioni delle mani (eccetto le interfalangee distali): sono le più colpite;
  • piccole articolazioni dei piedi;
  • polsi;
  • gomiti;
  • spalle;
  • anche;
  • ginocchia;
  • caviglie.

Risulta meno frequente l’interessamento dell’articolazione temporo-mandibolare, quando colpisce la colonna vertebrale può esserci interessamento del midollo spinale. La localizzazione è sempre bilaterale e simmetrica (caratteristica identificativa della malattia), le articolazioni vengono colpite in maniera centripeta (dalla periferia verso il centro del corpo), e si ha, nell’evoluzione della malattia, un interessamento aggiuntivo delle sedi interessate.

Le articolazioni appaiono arrossate, dolenti, calde, gonfie. È presente impotenza funzionale dovuta in fase iniziale all’infiammazione, nelle fasi avanzate non si riesce a muovere l’articolazione per la deformazione e l’anchilosi. Alcune deformazioni, per fortuna ormai sempre più rare, conferiscono agli arti delle forme particolari: a colpo di vento le mani, a gobba di dromedario le dita.

L’artrite reumatoide può avere localizzazioni extra-articolari a carico delle sierose (pericardio e pleura) e della cute (noduli reumatoidi). Può associarsi all’artrite reumatoide la sindrome di Sjogren. L’artrite reumatoide presenta un miglioramento del quadro clinico durante la gravidanza.

Sintomi simili a quelli dell’artrite reumatoide possono essere presenti anche in altre malattie reumatiche o nell’artrosi. Tuttavia, poiché è importante giungere in tempi stretti alla diagnosi di artrite reumatoide, sintomi sospetti devono indurre nel più breve tempo possibile a sottoporsi a degli accertamenti per fare diagnosi di artrite reumatoide.

Artrite reumatoide: diagnosi

La diagnosi precoce dell’artrite reumatoide, entro i due anni dall’inizio dei sintomi, risulta essere un fattore fondamentale nella prognosi della malattia, ma sarebbe auspicabile riuscire a fare diagnosi entro sei mesi dall’inizio dei sintomi. I segni clinici che devono far sospettare un’artrite reumatoide sono i segni di infiammazione a carico delle articolazioni (articolazioni gonfie, arrossate, calde e dolenti) in almeno tre sedi tra cui le mani.

Gli esami ematochimici costituiscono un supporto al sospetto diagnostico, vengono prescritti:

  • indici di infiammazione: velocità di eritrosedimentazione (VES), proteina C-reattiva (PCR), elettroforesi sieroproteica, esame emocromocitometrico. Sono esami non specifici dell’artrite reumatoide ma importanti sia in fase pre-diagnostica sia per monitorare l’evoluzione della malattia e quindi l’efficacia della terapia;
  • fattore reumatoide: è presente nell’80% dei pazienti;
  • anticorpi anticitrullina (anti-CCP): specificità del 98% per l’artrite reumatoide.

L’ecografia delle articolazioni interessate dal processo infiammatorio è un esame strumentale utile in quanto permette di evidenziare i segni dell’infiammazione a carico delle strutture articolari e il possibile versamento articolare.

La radiografia delle articolazioni non aggiunge elementi importanti nelle fasi iniziali della malattia in quanto non si sono ancora determinate le erosioni ossee e le deformazioni delle articolazioni tipiche della fase avanzata della malattia. Alla diagnosi segue la presa in carico del paziente affetto da artrite reumatoide e l’inizio della terapia.

Artrite reumatoide: terapia

La terapia dell’artrite reumatoide deve essere iniziata in più presto possibile. Viene definita “finestra di opportunità” il periodo (circa dodici settimane) entro cui si dovrebbe iniziare la terapia per avere una prognosi migliore a breve, medio e lungo termine.

La terapia dell’artrite reumatoide, che prevede un approccio multidisciplinare a cui partecipano il reumatologo, il medico di base, il fisiatra, l’ortopedico e lo psicologo, si prefigge lo scopo di:

  • ridurre il dolore e l’infiammazione;
  • rallentare la progressione della malattia quindi il danno articolare;
  • migliorare la capacità articolare.

Per raggiungere questi obiettivi si avvale di un trattamento non farmacologico e di terapie mediche:

1) terapia farmacologica:

  • farmaci antireumatici
  • antidolorifici: antinfiammatori non steroidei
  • farmaci biologici: vengono prescritti in casi selezionati.

I farmaci possono essere interrotti, su indicazione medica, nei casi di remissione della malattia: assenza di segni di danno articolare e indici di infiammazione negativi da almeno due mesi.

2) terapia non farmacologica:

  • modificare lo stile di vita: è consigliato sempre un periodo di riposo dopo le attività quotidiane. Durante la fase attiva della malattia è meglio prolungare i periodi di riposo;
  • svolgere un’attività fisica con regolarità per mantenere il trofismo muscolare, la funzionalità articolare e il peso corporeo;
  • una dieta varia ed equilibrata

3) riabilitazione: deve effettuarsi lontano dal momento di acuzie della malattia:

  • fisioterapia
  • kinesiterapia: mobilizzazione attiva e passiva delle articolazioni.

4) economia articolare: è una procedura che permette di proteggere le articolazioni. Si insegna al paziente affetto da artrite reumatoide una serie di posture corrette o di atteggiamenti che risparmiano l’attività articolare. Per fare ciò è necessario:

  • adattare l’ambiente casalingo e lavorativo al paziente;
  • far uso di ausili per svolgere alcune attività (aprire una porta, svitare un tappo);
  • utilizzo di ortesi per una corretta postura dell’articolazione sia a riposo che in movimento (splint statico e splint dinamico);
  • rieducazione gestuale per limitare la fatica giornaliera delle articolazioni.

5) terapia chirurgica: trova indicazione nei casi in cui i farmaci non riescano a ridurre la sintomatologia dolorosa e sia presente una notevole limitazione funzionale. Si deve tener conto dello stato di salute generale del paziente. Vengono eseguite artroprotesi e sinoviectomie.

L’artrite reumatoide è una malattia cronica evolutiva e conoscerne le caratteristiche offre un valido supporto per sapere, nel momento in cui viene diagnosticata, come affrontarla

 

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Malati oncologici e assistenza domiciliare

Se la persona malata vive da sola oppure la sua famiglia non è nelle possibilità di provvedere alla sua assistenza, è possibile richiedere dalla ASL l’intervento dei servizi di assistenza domiciliare o un supporto delle associazioni di volontariato operanti sul territorio.

L’ AiMac, l’Associazione Italiana Malati di Cancro, fornisce, all’interno dei reparti oncologici degli ospedali, e anche online, un servizio di informazione per i malati di tumore e per le loro famiglie, concretizzando il messaggio secondo cui “L’informazione è la prima medicina”.
Per fare questo, l’associazione ha realizzato una serie di libretti e guide su come affrontare la malattia sotto vari aspetti (psicologico, terapeutico ecc.): da quello che titola “il tumore negli anziani e il ruolo del caregiver” estrapoliamo alcune informazioni per trattare il tema dell’assistenza domiciliare al malato oncologico.

L’ASSISTENZA DOMICILIARE – L’assistenza domiciliare è un servizio che rientra nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), quindi erogato dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta delle cosiddette “cure domiciliari”, ovvero percorsi assistenziali stabiliti in base al quadro clinico del paziente, che vengono forniti presso il suo domicilio. I destinatari sono persone non autosufficienti, ma anche anziani e persone con disabilità o persone con patologie croniche. Può consistere in diverse funzioni: dalla consegna dei farmaci a domicilio, alla presenza giornaliera di un medico o infermiere o quant’altro. Il servizio viene erogato con modalità diverse: dipende all’organizzazione dei servizi territoriali della propria ASL e regione.

COME CHIEDERE L’ASSISTENZA DOMICILIARE – La domanda deve essere presentata al servizio distrettuale della propria ASL da parte del malato o da chiunque si occupi di lui (familiari, medici di medicina generale, medici ospedalieri, servizi sociali, medico di famiglia). La domanda si compone di due moduli: uno da compilare dal richiedente (malato o famigliare) e l’altro dal medico curante. Successivamente, un’apposita commissione di valutazione multidisciplinare esaminerà la domanda, e in caso di parere positivo si predisporrà un piano assistenziale personalizzato.

CHI E DOVE SI PUO’ CHIEDERE ASSISTENZA – E’ importante ricordare che l’assistenza domiciliare non assicura un supporto continuativo di 24 ore, ma avviene in giorni e orari stabiliti. Dunque la situazione in cui questa assistenza può essere consigliata può essere quella nella quale il malato vive da solo ma è autosufficiente e quindi in grado di provvedere a se stesso nelle funzioni principali (ed è in grado di rimanere da solo in alcuni periodi della giornata). I servizi dell’assistenza domiciliare dipendono da regione a regione, e pertanto per conoscerne la presenza e le modalità, si consiglia di rivolgersi o all’ASL territoriale competente o, se presente, ad un Punto Unico di Accesso per l’Assistenza Domiciliare. In alternativa, è utile rivolgersi al medico di base o alle associazioni di volontariato più vicine, oppure consultare il sito AIMaC.

ALTRI SERVIZI – Diverso è il discorso se il malato oncologico non è autosufficiente o ha bisogno di una assistenza anche domestica. In quel caso la famiglia può avere la necessità di richiedere un supporto differente, come quello di una colf o di una badante.
Ricordiamo che l’assunzione di un collaboratore domestico ha una prassi da seguire, come specificato nella pagina dedicata del sito INPS. Ricordiamo in particolare che l’assunzione deve essere comunicata all’INPS tramite sito o call center entro un giorno prima dell’inizio del rapporto di lavoro. Inoltre, se l’assistente è un cittadino extracomunitario deve essere in possesso di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro non stagionale.
Chi assume un addetto all’assistenza di una persona non autosufficiente può usufruire di una detrazione dall’imposta lorda del 19% delle spese sostenute per la retribuzione degli addetti all’assistenza, fino a un massimo di 2.100 euro l’anno, a condizione che il reddito complessivo non superi i 40.000 euro.

COOPERATIVA SOSTENERTI – La Cooperativa Sostenerti, con esperienza e serietà, garantisce un supporto costante in ogni fase del rapporto con l’assistente, dalla selezione alla conclusione del rapporto di lavoro, fornendo alla famiglia un aiuto a 360°.
Accoglie e decodifica il bisogno espresso, rispondendo con tempestività ricercando e selezionando badanti competenti e professionali. Monitora l’andamento dell’assistenza e fornisce un pronto intervento in caso di ogni necessità.

Per info:
www.aimac.it
Per approfondire
La Guida Aimac “Tumore negli anziani e il ruolo dei caregiver”
Fonte:
disabili.com

Giovani disabili consegnano l’acqua a casa agli anziani soli.

MERATE (Lecco) – Far consegnare agli utenti del Centro diurno disabili di Merate l’acqua a casa agli anziani soli segnalati dai servizi e seguite da Auser Filo d’Argento Meratese. È l’idea alla base di “AcquaViva”, progetto il cui obiettivo è integrare le persone disabili che frequentano il Centro diurno attraverso un’attività di cittadinanza attiva. “Il servizio è utile per gli utenti e una risorsa per la comunità locale”, dice Silvia Guffanti della cooperativa sociale La Vecchia Quercia che gestisce il Centro diurno disabili (il centro è di titolarità dell’Azienda Speciale Retesalute ed è gestito in co-progettazione con il Consorzio Consolida). “Abbiamo aderito volentieri a questo progetto, coinvolgendo gli utenti del nostro servizio di telefonia sociale – spiega Elisa Mapelli, presidente Auser Filo d’Argento del Meratese – Cinque volontari Auser chiamano ogni settimana circa 400 persone anziane sole in 7 paesi per sapere come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, se devono essere accompagnati a visite o in ospedale e quando abbiamo aderito a questo progetto abbiamo chiesto loro se erano interessanti a ricevere l’acqua a casa”.
In un anno sono 15 le persone anziane che una volta alla settimana hanno ricevuto a casa 6 litri di acqua (della Casetta comunale) consegnati da 6 persone seguite dal Centro diurno: in totale nei 12 mesi dall’avvio del progetto sono stati consegnati 1.140 litri di acqua. La spesa dell’acqua è sostenuta da Auser, i mezzi per la consegna e le bottiglie (inclusa l’attività di lavaggio, disinfezione e custodia) sono invece fornite dal Centro diurno che si occupa di coordinare l’attività e della consegna. Oltre a Centro diurno disabili di Merate Azienda speciale Retesalute e cooperativa La Vecchia Quercia, il progetto coinvolge anche il Comune di Merate, che si occupa di individuare potenziali utenti e volontari, associazioni del Terzo settore e privati cittadini che collaborano nella consegna dell’acqua.

Essere considerati non solo come disabili ma come persone adulte con la possibilità di integrarsi con chi vive accanto a loro. È il desiderio manifestato sia dagli utenti del Centro diurno che dalle loro famiglie. “Riflettendo sulle potenzialità che un servizio semi-residenziale può avere per il territorio, il Centro diurno ha iniziato a sperimentare la possibilità di essere una risorsa per la comunità locale”, spiega Guffanti.

Il progetto “AcquaViva” non è il primo che il Centro porta avanti per mettere le competenze di cui dispone al servizio dei bisogni della comunità di appartenenza. Da anni, ad esempio, un gruppo di ospiti insieme a operatori e volontari del servizio effettua attività di volantinaggio a Paderno d’Adda: ogni settimana ritirano i volantini di diversi eventi presso il Municipio e poi li distribuiscono ai commercianti (una ventina) delle vie centrali del paese. Negli anni scorsi, un gruppo di utenti (sempre con operatori e volontari) ha ritirato e consegnato la spesa a casa di alcune famiglie di Merate. Nel 2015, inoltre, è stata avviata un’attività con il Comune di Robbiate per la manutenzione e la pulizia periodica del parco di Villa Concordia: il lavoro consiste nel mantenere sgombri da sassi e foglie l’area riservata ai giochi per bambini e raccogliere i rifiuti abbandonati negli spazi antistanti al bar. Il Centro diurno disabili è un servizio semi-residenziale attivo sul territorio da 30 anni e si rivolge a persone con gravi disabilità di età compresa tra 18 e 65 anni: garantisce loro prestazioni socio-sanitarie integrate e predispone progetti individualizzati per rispondere ai bisogni sanitari, assistenziali, riabilitativi ed educativi.

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