Cooperativa Sociale Sostenerti

Assistenza anziani Roma

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Malati oncologici e assistenza domiciliare

Se la persona malata vive da sola oppure la sua famiglia non è nelle possibilità di provvedere alla sua assistenza, è possibile richiedere dalla ASL l’intervento dei servizi di assistenza domiciliare o un supporto delle associazioni di volontariato operanti sul territorio.

L’ AiMac, l’Associazione Italiana Malati di Cancro, fornisce, all’interno dei reparti oncologici degli ospedali, e anche online, un servizio di informazione per i malati di tumore e per le loro famiglie, concretizzando il messaggio secondo cui “L’informazione è la prima medicina”.
Per fare questo, l’associazione ha realizzato una serie di libretti e guide su come affrontare la malattia sotto vari aspetti (psicologico, terapeutico ecc.): da quello che titola “il tumore negli anziani e il ruolo del caregiver” estrapoliamo alcune informazioni per trattare il tema dell’assistenza domiciliare al malato oncologico.

L’ASSISTENZA DOMICILIARE – L’assistenza domiciliare è un servizio che rientra nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), quindi erogato dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta delle cosiddette “cure domiciliari”, ovvero percorsi assistenziali stabiliti in base al quadro clinico del paziente, che vengono forniti presso il suo domicilio. I destinatari sono persone non autosufficienti, ma anche anziani e persone con disabilità o persone con patologie croniche. Può consistere in diverse funzioni: dalla consegna dei farmaci a domicilio, alla presenza giornaliera di un medico o infermiere o quant’altro. Il servizio viene erogato con modalità diverse: dipende all’organizzazione dei servizi territoriali della propria ASL e regione.

COME CHIEDERE L’ASSISTENZA DOMICILIARE – La domanda deve essere presentata al servizio distrettuale della propria ASL da parte del malato o da chiunque si occupi di lui (familiari, medici di medicina generale, medici ospedalieri, servizi sociali, medico di famiglia). La domanda si compone di due moduli: uno da compilare dal richiedente (malato o famigliare) e l’altro dal medico curante. Successivamente, un’apposita commissione di valutazione multidisciplinare esaminerà la domanda, e in caso di parere positivo si predisporrà un piano assistenziale personalizzato.

CHI E DOVE SI PUO’ CHIEDERE ASSISTENZA – E’ importante ricordare che l’assistenza domiciliare non assicura un supporto continuativo di 24 ore, ma avviene in giorni e orari stabiliti. Dunque la situazione in cui questa assistenza può essere consigliata può essere quella nella quale il malato vive da solo ma è autosufficiente e quindi in grado di provvedere a se stesso nelle funzioni principali (ed è in grado di rimanere da solo in alcuni periodi della giornata). I servizi dell’assistenza domiciliare dipendono da regione a regione, e pertanto per conoscerne la presenza e le modalità, si consiglia di rivolgersi o all’ASL territoriale competente o, se presente, ad un Punto Unico di Accesso per l’Assistenza Domiciliare. In alternativa, è utile rivolgersi al medico di base o alle associazioni di volontariato più vicine, oppure consultare il sito AIMaC.

ALTRI SERVIZI – Diverso è il discorso se il malato oncologico non è autosufficiente o ha bisogno di una assistenza anche domestica. In quel caso la famiglia può avere la necessità di richiedere un supporto differente, come quello di una colf o di una badante.
Ricordiamo che l’assunzione di un collaboratore domestico ha una prassi da seguire, come specificato nella pagina dedicata del sito INPS. Ricordiamo in particolare che l’assunzione deve essere comunicata all’INPS tramite sito o call center entro un giorno prima dell’inizio del rapporto di lavoro. Inoltre, se l’assistente è un cittadino extracomunitario deve essere in possesso di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro non stagionale.
Chi assume un addetto all’assistenza di una persona non autosufficiente può usufruire di una detrazione dall’imposta lorda del 19% delle spese sostenute per la retribuzione degli addetti all’assistenza, fino a un massimo di 2.100 euro l’anno, a condizione che il reddito complessivo non superi i 40.000 euro.

COOPERATIVA SOSTENERTI – La Cooperativa Sostenerti, con esperienza e serietà, garantisce un supporto costante in ogni fase del rapporto con l’assistente, dalla selezione alla conclusione del rapporto di lavoro, fornendo alla famiglia un aiuto a 360°.
Accoglie e decodifica il bisogno espresso, rispondendo con tempestività ricercando e selezionando badanti competenti e professionali. Monitora l’andamento dell’assistenza e fornisce un pronto intervento in caso di ogni necessità.

Per info:
www.aimac.it
Per approfondire
La Guida Aimac “Tumore negli anziani e il ruolo dei caregiver”
Fonte:
disabili.com

Giovani disabili consegnano l’acqua a casa agli anziani soli.

MERATE (Lecco) – Far consegnare agli utenti del Centro diurno disabili di Merate l’acqua a casa agli anziani soli segnalati dai servizi e seguite da Auser Filo d’Argento Meratese. È l’idea alla base di “AcquaViva”, progetto il cui obiettivo è integrare le persone disabili che frequentano il Centro diurno attraverso un’attività di cittadinanza attiva. “Il servizio è utile per gli utenti e una risorsa per la comunità locale”, dice Silvia Guffanti della cooperativa sociale La Vecchia Quercia che gestisce il Centro diurno disabili (il centro è di titolarità dell’Azienda Speciale Retesalute ed è gestito in co-progettazione con il Consorzio Consolida). “Abbiamo aderito volentieri a questo progetto, coinvolgendo gli utenti del nostro servizio di telefonia sociale – spiega Elisa Mapelli, presidente Auser Filo d’Argento del Meratese – Cinque volontari Auser chiamano ogni settimana circa 400 persone anziane sole in 7 paesi per sapere come stanno, se hanno bisogno di qualcosa, se devono essere accompagnati a visite o in ospedale e quando abbiamo aderito a questo progetto abbiamo chiesto loro se erano interessanti a ricevere l’acqua a casa”.
In un anno sono 15 le persone anziane che una volta alla settimana hanno ricevuto a casa 6 litri di acqua (della Casetta comunale) consegnati da 6 persone seguite dal Centro diurno: in totale nei 12 mesi dall’avvio del progetto sono stati consegnati 1.140 litri di acqua. La spesa dell’acqua è sostenuta da Auser, i mezzi per la consegna e le bottiglie (inclusa l’attività di lavaggio, disinfezione e custodia) sono invece fornite dal Centro diurno che si occupa di coordinare l’attività e della consegna. Oltre a Centro diurno disabili di Merate Azienda speciale Retesalute e cooperativa La Vecchia Quercia, il progetto coinvolge anche il Comune di Merate, che si occupa di individuare potenziali utenti e volontari, associazioni del Terzo settore e privati cittadini che collaborano nella consegna dell’acqua.

Essere considerati non solo come disabili ma come persone adulte con la possibilità di integrarsi con chi vive accanto a loro. È il desiderio manifestato sia dagli utenti del Centro diurno che dalle loro famiglie. “Riflettendo sulle potenzialità che un servizio semi-residenziale può avere per il territorio, il Centro diurno ha iniziato a sperimentare la possibilità di essere una risorsa per la comunità locale”, spiega Guffanti.

Il progetto “AcquaViva” non è il primo che il Centro porta avanti per mettere le competenze di cui dispone al servizio dei bisogni della comunità di appartenenza. Da anni, ad esempio, un gruppo di ospiti insieme a operatori e volontari del servizio effettua attività di volantinaggio a Paderno d’Adda: ogni settimana ritirano i volantini di diversi eventi presso il Municipio e poi li distribuiscono ai commercianti (una ventina) delle vie centrali del paese. Negli anni scorsi, un gruppo di utenti (sempre con operatori e volontari) ha ritirato e consegnato la spesa a casa di alcune famiglie di Merate. Nel 2015, inoltre, è stata avviata un’attività con il Comune di Robbiate per la manutenzione e la pulizia periodica del parco di Villa Concordia: il lavoro consiste nel mantenere sgombri da sassi e foglie l’area riservata ai giochi per bambini e raccogliere i rifiuti abbandonati negli spazi antistanti al bar. Il Centro diurno disabili è un servizio semi-residenziale attivo sul territorio da 30 anni e si rivolge a persone con gravi disabilità di età compresa tra 18 e 65 anni: garantisce loro prestazioni socio-sanitarie integrate e predispone progetti individualizzati per rispondere ai bisogni sanitari, assistenziali, riabilitativi ed educativi.

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