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Il Morbo di Parkinson negli anziani

Il Parkinson ancora oggi ha origine sconosciute, né ci sono terapie che la guariscano nonostante la ricerca faccia progressi sempre più velocemente. Sono chiari però molti meccanismi del funzionamento di questa malattia, questo ha fatto sì che venissero create delle terapie per arginare il problema (farmaci per sostituire la mancanza di dopamina, interventi per introdurre uno stimolatore cerebrale, fisioterapia e logopedia).

Anche se l’età dei primi sintomi si abbassa sempre di più è nell’età anziana che il Parkinson si manifesta maggiormente. Per fortuna questa malattia non influenza la durata della vita, ma la sua qualità sì.

L’associazione Parkinson Italia ha stilato una classifica dei dieci segnali che potrebbero essere spie del Parkinson e che compaiono anche anni prima della manifestazione effettiva e grave della malattia.

A questo link  si può leggere la lista in maniera estesa ma qui riportiamo un riassunto:

  1. La perdita dell’olfatto, il primo eppure il più trascurato.
  2. disturbi del sonno: compresa la sindrome delle gambe senza riposo e le apnee notturne.
  3. Problemi di costipazione e intestinali, su cui i farmaci riescono ad intervenire senza problemi.
  4. Non avere le solite espressioni facciali, fare fatica a sorridere e a far trasparire le proprie emozioni.
  5. Un continuo dolore al collo spesso come intorpidimento o un formicolio, è presente soprattutto tra le donne.
  6. La scrittura si fa lenta, così come altri gesti di routine che diventano improvvisamente difficili.
  7. Cambia il tono della voce, diventando monotono e flebile.
  8. Le braccia non si muovono liberamente: un braccio oscillerà più dell’altro, senza che questo porti alcun dolore.
  9. Eccessiva sudorazione: colpendo il sistema nervoso, la malattia non permetterà più al corpo di autoregolarsi.
  10. Cambiamenti di umore, che forse è solo una conseguenza del “sentire” la malattia, ma molti malati cominciano a soffrire di ansia e depressione.

Come possiamo vedere il Parkinson porta dei cambiamenti molto complessi nell’anziano.

Una badante senza esperienza con questa malattia non saprebbe prima di tutto prevedere i movimenti dell’anziano, spesso  si tende a considerarlo incapace del tutto di muoversi e lo si sostiene con forza, quando invece hanno bisogno di un piccolo appoggio.

Si deve ancora di più che in altri casi rispettare il ritmo dei movimenti dell’assistito, senza dargli nessuna spinta per farlo avanzare, altrimenti l’equilibrio sarà impossibile da tenere. Mettere fretta ad un malato di Parkinson è il peggior modo per relazionarsi, porterebbe l’anziano ad una maggiore frustrazione, potrebbe chiudersi a riccio o alterarsi: è bene ricordare che il cambiamento dell’umore è uno dei sintomi della malattia e a volte dipende solo da come i famigliari o la badante fanno sentire l’anziano. Con questa malattia quindi,  trovare una badante che abbia esperienza con il Parkinson, sia paziente e calma è la priorità.

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