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Cervello più giovane

Una notizia buona, una semi-cattiva. La prima è che la vitamina B12 aiuta il cervello, soprattutto quello dei più anziani. Merito della relazione positiva tra memoria e assimilazione del nutriente.

Ma di quanta B12 ha bisogno il nostro organismo per “ricordare”?

La notizia semi-cattiva è che è ancora presto per stabilire se “troppa” vitamina possa, alla fine, anche far male. La capacità di rallentare la degenerazione delle cellule cerebrali è stata descritta in una ricerca internazionale coordinata dell`Università di Oxford, pubblicata su Neurology, misurando il cervello di un gruppo di volontari. Sulle quantità, il problema resta.

I medici britannici hanno tenuto sotto osservazione 107 ultra-sessantenni divisi in tre gruppi, ognuno dei quali con livelli diversi di concentrazione di B12, presente nel fegato e nei reni. Nessuno, però, aveva manifestato ancora problemi di perdita di memoria. Quindi nei successivi cinque anni hanno sottoposto i volontari alle analisi del sangue e ad esami per misurare la grandezza del cervello e hanno notato che la massa cerebrale si riduceva quando c`era meno vitamina in circolazione.

Un cervello più piccolo vuol dire meno attività cerebrale e quindi meno memoria.
Gli anziani sotto il “livello di sicurezza” avrebbero, quindi, sei volte più probabilità di perdere la memoria. In ogni caso, Smith ha assicurato che “la dieta può rallentare i processi di danneggiamento dell`attività cerebrale, forse addirittura può ridurre il rischio di sviluppare la demenza senile, di solito associata al problema della perdita di memoria, anche se sono necessari studi ulteriori per confermare quest`ultima ipotesi”.

Quindi spazio a uova, pesce, formaggio, latte e carni, “miniere” naturali di cobolamine (altro nome delle molecole conosciute come vitamine del complesso B12).

Qualche perplessità sugli integratori. Indispensabili ad esempio per chi pratica una dieta vegetariana, non è ancora del tutto chiaro se un loro abuso possa portare a ribaltare gli effetti positivi. In attesa di sciogliere i dubbi, i ricercatori consigliano una “”una dieta bilanciata” capace di garantire una migliore qualità della vita.

E, da non dimenticare, anche una memoria di ferro.

 

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Vitamina B12

 

Diabete

I diabetici sono categorie protette?

 

Il lavoratore diabetico ha diritto al collocamento obbligatorio e alle agevolazioni delle categorie protette?

diabetici possono rientrare nelle categorie protette ed aver diritto ai relativi benefici, come il collocamento mirato e l’inclusione nelle quote di riserva per le assunzioni: tuttavia, non basta avere il diabete per far parte delle categorie protette, ma è necessario che sia stata riconosciuta una determinata percentuale d’invalidità.

Chi sono le categorie protette

Fanno difatti parti delle categorie protette, o meglio sono destinatari delle norme sul collocamento obbligatorio, o mirato:

  • le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso di riduzione della capacità lavorativa (invalidità) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che percepiscono l’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

I diabetici sono categorie protette, dunque, se possiedono i requisiti elencati.

Rientrano tra le categorie protette e sono soggette a una particolare tutela anche:

  • gli orfani ed i coniugi superstiti dei lavoratori deceduti per causa di lavoro, guerra o servizio, o per l’aggravarsi dell’invalidità derivante da tali cause;
  • i coniugi ed i figli di grandi invalidi di guerra, di servizio o di lavoro;
  • i profughi italiani rimpatriati;
  • i familiari delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Per poter beneficiare dei vantaggi offerti dal collocamento obbligatorio, è necessario che il lavoratore rientrante nelle categorie protette si iscriva nell’apposito elenco, tenuto dagli uffici competenti. Per l’iscrizione nell’elenco è necessario lo stato di disoccupazione.

Diabete e invalidità per rientrare nelle categorie protette

Ci si chiede, a questo punto, qual è la percentuale d’invalidità riconosciuta per il diabete. In realtà non esiste una percentuale unica, ma dipende dal tipo di patologia riscontrata. Vediamo che cosa prevedono, in merito al diabete, le linee guida Inps per il riconoscimento dell’invalidità:

  • diabete mellito con complicanze gravi: dal 91% al 100%;
  • diabete mellito scompensato con complicanze di grado moderato: dall’81% al 90%;
  • diabete mellito in mediocre compenso con complicanze di grado moderato: dal 71% all’80%;
  • diabete mellito in buon compenso con complicanze di grado moderato: dal 61% al 70%;
  • diabete mellito scompensato con complicanze di grado lieve: dal 51% al 60%;
  • diabete mellito in mediocre compenso con complicanze di grado lieve: dal 41% al 50%;
  • diabete mellito tipo 2 insulino trattato non complicato scompensato: dal 31% al 40%;
  • diabete mellito in buon compenso con complicanze di grado lieve: dal 21% al 30%;
  • diabete mellito tipo 1 in mediocre compenso glicemico e/o con complicanze solo strumentalmente rilevate: dall’11% al 20%;
  • diabete mellito tipo 2 insulino trattato e diabete mellito tipo 1 non complicato: dal 6% al 10%;
  • diabete mellito tipo 2 non complicato: dallo 0 al 5%.

In base a quanto osservato, la percentuale d’invalidità e, quindi, la possibilità di rientrare nelle categorie protette dipendono dal tipo di diabete diagnosticato.

Come fare domanda d’invalidità per il diabete

Per ottenere la pensione di vecchiaia anticipata, la maggiorazione dei contributi o uno dei trattamenti d’inabilità, non basta che il medico curante diagnostichi il diabete, ma bisogna che l’invalidità derivante dal diabete sia riconosciuta da parte di un’apposita commissione medica.

La procedura per ottenere il riconoscimento dell’invalidità, riassunta a grandi linee, è la seguente:

  • recarsi dal proprio medico curante per ottenere il certificato medico introduttivo, con cui diagnostica l’invalidità; questo certificato deve essere da lui trasmesso all’Inps in via telematica; il medico deve rilasciare una ricevuta col numero di protocollo;
  • inviare domanda d’invalidità dal sito dell’Inps (o tramite patronato), tramite i servizi per il cittadino (se si possiede il pin, la carta nazionale dei servizi o l’identità digitale spid);
  • presentarsi alla visita medica presso la commissione, che dopo attenta valutazione, redigerà un verbale con cui riconosce, o meno, una determinata percentuale d’invalidità.

 

 

Copyright www.laleggepertutti.it   Articolo di Noemi Secci

Legame occhi-reni

Quando si è affetti da patologie renali in fase avanzata o da insufficienza renale, possono insorgere problemi agli occhi senza, però, dare alcun segnale di preavviso. Pertanto, è molto importante fare dei controlli oculistici periodici che possano valutare la funzionalità della vista e la salute dell’occhio, per evitare di comprometterla in maniera permanente.

Occhi secchi, rossi e doloranti. Sono questi i sintomi che possono insorgere quando vi è una disfunzione della lacrimazione: la causa è da ricercarsi in un eccesso di calcio e di fosfato che, depositandosi negli occhi, causano irritazione.

Spesso, sono proprio le malattie renali a causare questi disturbi che possono colpire la congiuntiva, la cornea e la sclera. Dunque, può essere utile controllare i livelli ematici di calcio e fosfato e mantenere gli occhi umidi con gocce oculari lubrificanti. Ovviamente, non sono solo le malattie renali a causare questi sintomi. Per questo motivo, è necessario consultare un oculista per trovare la giusta causa. È bene però sottolineare che vi sono anche altre patologie che possono essere determinate da malattie renali, in particolare:

  1. Retinopatia diabetica– Si verifica quando il diabete e/o l’ipertensione arteriosa danneggiano i piccoli vasi sanguigni nella retina. La retinopatia diabetica progredisce nel tempo e non si manifesta con sintomi fino a quando la visione non ne risente. A volte i vasi danneggiati formano un tessuto cicatriziale che causa distacco della retina. Il distacco della retina può portare a perdita della vista o cecità e deve essere trattato immediatamente. Se si verificano improvvisi cambiamenti della vista come luci lampeggianti o punti scuri, il consiglio è di rivolgersi immediatamente al medico o all’ospedale.
  2. Glaucoma– Si verifica quando il liquido si accumula all’interno dell’occhio, senza essere ben drenato: ciò causa un aumento della pressione intraoculare che va a premere sui i vasi sanguigni che portano ossigeno e sostanze nutritive al nervo ottico posizionato nella parte posteriore dell’occhio. In questi casi, il rischio che il nervo ottico si danneggi è molto alto. Non è un caso, dunque, che si verifichi una perdita della vista parziale o totale. E, purtroppo, l’ipertensione e il diabete possono essere fattori di rischio per il glaucoma, così come la stessa dialisi.
  3. Edema  oculare– Quando vi è insufficienza renale, i reni non riescono a filtrare il sangue in modo ottimale, così come a regolare la pressione sanguigna. Generalmente, filtrando il sangue, l’eccesso di acqua viene eliminato dai tubuli renali. Quando i tubuli renali sono danneggiati, però, i filtri smettono di funzionare al meglio, determinando un accumulo di liquidi alla base dell’edema oculare. Solitamente l’edema si manifesta a livello degli occhi che, soprattutto al mattino, appaiono gonfi. Il disturbo passa poi a livello degli arti, specialmente quelli inferiori e, man mano che la malattia peggiora, a tutto il resto del corpo.

Ovviamente, solo un esame accurato della vista mostrerà eventuali disturbi visivi o malattie degli occhi. Tra i segni che potrebbero indicare disturbi di questo tipo troviamo sicuramente:

  • Visione sfocata, doppia o appannata
  • Dolore o pressione in uno o entrambi gli occhi
  • Problemi nel vedere le cose con la coda dell’occhio
  • Luci fluttuanti o lampeggianti
  • Punti neri nel campo visivo

Controllare l’ipertensione e il diabete è dunque fondamentale, sia per i reni sia per gli occhi. Seguire le raccomandazioni del proprio medico per dieta, esercizio fisico, controlli periodici e assunzione di farmaci è altrettanto importante per mantenere un equilibrio anche quando si è affetti da una malattia cronica e debilitante.

Insomma, controllare i livelli di glucosio e la pressione del sangue è un modo per prendersi cura anche dei propri occhi! Ovviamente, anche smettere di fumare è un passo indispensabile, per scongiurare il rischio di cataratta e glaucoma.

 

 

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IPERTENSIONE

                                                                               Ipertensione

 L’ipertensione è una patologia molto diffusa caratterizzata da pressione alta; se non curata, l’ipertensione aumenta con il rischio di patologie cardiovascolari e ictus, quindi è fondamentale. La pressione sanguigna è dovuta alle pulsazioni del cuore, che normalmente generano una spinta, o pressione, sufficiente a far scorrere il sangue in tutto il corpo; nell’ipertensione, tale spinta è superiore alle normali esigenze dell’organismo.

 

L’ipertensione arteriosa è una condizione frequente che, come hanno dimostrato molti studi epidemiologici, rappresenta un importante fattore di rischio di malattie vascolari (ischemia cardiaca quale angina e infarto, attacchi ischemici cerebrali e ictus, parkinson e demenza vascolare, aneurismi e arteriopatie obliteranti).

 

L’organizzazione mondiale della sanità consiglia il valore prudenziale di 120/80 mmHg, al posto della credenza ormai archiviata dei 100mmHg a cui sommare l’età.

La pressione sanguigna è dovuta alle pulsazioni del cuore, che normalmente generano una spinta, o pressione, sufficiente a far scorrere il sangue in tutto il corpo. L’ipertensione è causata da una spinta superiore alle normali esigenze dell’organismo. Le cause che scatenano l’ipertensione possono essere:

 

  • Obesità
  • storico genetico familiare caratterizzato da ipertensione
  • cibi salati
  • dieta povera di frutta e verdura
  • poco esercizio fisico
  • caffè
  • alcool
  • età uguale o maggiore a 65
  • stress
  • malattie renali
  • diabete
  • restringimento delle arterie
  • sindrome di Cushing (una condizione in cui il corpo produce un eccesso di ormoni steroidei)
  • lupus
  • assunzione di pillola contraccettiva orale
  • droghe

 

Quali sono i sintomi dell’ipertensione?

In alcuni rari casi, in cui una persona è soggetta a ipertensione, si possono verificare sintomi quali:

  • mal di testa persistente
  • visione offuscata o doppia
  • sangue dal naso
  • mancanza di respiro

Come è diagnosticata l’ipertensione?

La diagnosi di ipertensione si basa sulla misurazione della pressione arteriosa, eseguita da personale specializzato. La diagnosi di ipertensione inoltre si può verificare attraverso degli esami del sangue e delle urine. E’ importante servirsi di un misuratore della pressione sanguigna che sia affidabile e dia letture precise. I valori normali di pressione dovrebbero essere inferiori a 80-90 mmHg per la pressione minima e 120-140 mmHg per la massima.

 

L’ipertensione può essere prevenuta:

  • mangiando in modo sano
  • mantenendo un peso sano
  • facendo regolare esercizio fisico
  • bevendo alcolici con moderazione
  • riducendo la quantità di sale nel cibo
  • mangiando molta frutta e verdura
  • eseguendo terapie di rilassamento
  • gestendo dello stress con la meditazione o lo yoga
  • eseguendo terapie cognitivo-comportamentali

Come si cura l’ipertensione?

In natura i soggetti affetti da ipertensione possono combatterla sia con uno stile di vita sano, sia mediante combinazione di farmaci. La maggior parte dei farmaci usati per trattare l’ipertensione possono produrre effetti collaterali, come:

  • sonnolenza
  • dolori renali
  • tosse secca
  • vertigini
  • debolezza

Articolo a cura di Cardiologia, Nefrologia Curatore scientifico: Dr. Leon Bertrand

 

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Attività fisiche e ricreative

Attività fisiche e ricreative

“Steve non mi lascia preparare un pasto da sola. Vuole sempre aiutarmi. Qualche volta devo rifare o ritoccare le cose di nascosto, ma questo non ha importanza. Una volta però ho trovato un secchio d’acqua pieno di patate pelate che erano andate a male. Puzzavano in modo orribile. Steve doveva aver deciso di darmi un aiuto importante facendo una scorta di patate pelate… Io apprezzo comunque moltissimo il suo aiuto. Una volta gliel’ho detto e lui mi ha risposto sorridendo “Non so proprio come riuscivi a farcela senza di me!”

Che si tratti di attività ricreative o di compiti domestici di routine, le attività aiutano a strutturare la giornata, favoriscono la socializzazione e ci danno la misura di quello che possiamo fare. Molte attività e passatempi dei malati di demenza sono impediti o limitati dalla perdita di memoria, da problemi di concentrazione e difficoltà fisiche.

L’inattività può portare ad un generale deterioramento delle condizioni fisiche, oltre che alla noia.

Il movimento e l’attività fisica recano beneficio al malato di demenza in diversi modi: lo aiutano a rimanere indipendente, mantengono e stimolano le sue capacità mentali e fisiche, contribuiscono a fargli consumare le energie in eccesso e a facilitare il sonno notturno. Incoraggiare il malato ad avere degli interessi, a restare attivo e a fare del movimento può aiutarlo a condurre una vita il più normale possibile.

 

Come trovare attività piacevoli per il malato?

 

  • Cercare di coinvolgere il malato nelle attività quotidiane, anche se il suo aiuto non è realmente necessario
  • Suggerire un’attività che riteniamo gli possa far piacere
  • Enfatizzare il divertimento, non il risultato
  • Se non può più continuare le sue attività abituali, trovargli nuovi interessi
  • Semplificare per quanto possibile le attività, oppure aiutarlo senza sostituirsi a lui
  • Fare in modo che faccia un po’ di moto all’aria aperta

 

Come evitare che si senta scoraggiato, frustrato o annoiato?

 

  • Limitare la durata dell’attività (dai 15 ai 20 minuti)
  • Interrompere l’attività ai primi segni di stanchezza o frustrazione
  • Offrirgli a intervalli regolari un bicchiere d’acqua o un succo di frutta
  • Individuare un compito che il malato sia in grado di assolvere e fornirgli l’aiuto necessario

 

Come trovare attività piacevoli?

  • Cercare di coinvolgerlo nelle attività quotidiane
  • Aiutare nei lavori domestici può dare uno scopo e un senso di utilità. Si può incoraggiarlo a fare qualcosa per la casa o per il giardino (per esempio, pulire il tavolo, lavare la macchina, spolverare, rastrellare le foglie, tagliare l’erba, mondare le verdure, piegare e ripiegare la biancheria o i fazzoletti, ecc.).

Anche se il lavoro non è strettamente necessario o andrà poi rifatto, queste attività possono contribuire ad accrescere l’autostima, specialmente se ogni tanto le accompagniamo con una parola di elogio e di incoraggiamento. Può anche essere un modo di fare qualcosa insieme. Se nell’attività c’è uno scopo evidente, ne trarrà maggiore soddisfazione. Col progredire della malattia può darsi che il suo ruolo diventi meno attivo, ma certi lavori ripetitivi come riempire dei contenitori o piegare i tovaglioli gli saranno probabilmente ancora possibili.

Suggerire un’attività che riteniamo gli possa far piacere:

Quando si è alla ricerca di un’attività che il malato di demenza svolga volentieri, è importante pensare alle cose che gli piacevano prima, magari quando era giovane. Se necessario si può dare una mano o semplificare l’attività quanto basta perché il malato riesca a portarla a termine (ad es. lavorare a maglia una sciarpa invece di un pullover, pedalare sulla cyclette invece che su una vera bicicletta, preparare una torta insieme, dividere per colore le carte del mazzo invece di fare un vero e proprio gioco, ecc.). In questo modo potrà ancora ricavare piacere da qualcosa che era diventato per lui troppo difficile.

Tenendo presenti i precedenti interessi e la personalità dell’individuo, si possono trovare nuovi compiti e attività che egli sia fisicamente e mentalmente in grado di svolgere (sia pure con un aiuto). Per esempio, una persona il cui lavoro consisteva nel produrre oggetti, può trovare piacevole aiutare a cucinare; chi era portato alla cura dei particolari e all’ordine, può gradire collezionare francobolli o sistemare fiori, mentre qualcuno che ha gusto artistico si potrà divertire a dipingere.

La scelta di una attività dipende naturalmente dal tempo disponibile e dalle risorse finanziarie, oltre che dagli interessi e dalle capacità della persona. È importante puntare al divertimento, non al risultato.

 

Suggerimenti per la scelta di attività piacevoli:

  • Passeggiare: è un’occasione per stare all’aria aperta, fare esercizio fisico e vedere paesaggi diversi
  • Ballare: in molti mantengono la capacità di ballare, apprezzano la musica e si divertono a rivivere antichi momenti di felicità
  • Ascoltare musica: può darsi che il malato ricordi le parole e gli piaccia accompagnare con il canto
  • Leggere libri e giornali, o ascoltarne la lettura
  • Guardare la televisione (vecchi film già visti), evitando però ciò che può fargli paura
  • Guardare videocassette di avvenimenti familiari importanti (matrimoni, anniversari, ecc.)
  • Prendere parte a feste tradizionali, di famiglia, nazionali o religiose
  • Stare in compagnia (inclusi bambini e animali domestici): gli animali domestici possono rappresentare un conforto e qualcosa con cui parlare e giocare; Fare giochi di società (tombola, carte, ecc.)
  • Dipingere: può rappresentare un’occasione per esprimere se stessi e comunicare
  • Guardare album di fotografie
  • Fare giardinaggio, anche piante da interni
  • Truccarsi
  • Collezionare e mettere in ordine oggetti (francobolli, fiori secchi, ritagli di riviste)

 

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Conoscere l’Alzheimer

                                                               PER CHI ASSISTE IL MALATO

Memoria, comunicazione e disorientamento

 

“Mio padre diceva spesso di aver ricevuto una visita, ma non si ricordava da parte di chi. Così pensai di far firmare alle persone che venivano a trovarlo un «registro dei visitatori». Si scoprì allora che il visitatore misterioso era la persona che lo assisteva.

C’erano delle notti in cui ci svegliava suonando il pianoforte. Non riconosceva i suoi figli, ma era ancora in grado di suonare i pezzi più difficili. Mi sembrava di impazzire.

Talvolta ritorna con la mente al tempo in cui lavorava e gli prendeva l’ansia di non arrivare in tempo in ufficio. All’inizio, gli spiegavo che ormai era in pensione, ma lui insisteva e finivamo per litigare. Ora invece lo rassicuro, gli dico che va tutto bene, che per oggi non deve andare al lavoro”.

 

La perdita progressiva della memoria è uno dei sintomi più comuni della malattia di Alzheimer. È spesso il primo segnale che induce a sospettare che qualcosa non va e a rivolgersi ad un medico.

Ci sono vari tipi di perdita di memoria. Nella malattia di Alzheimer, la memoria dei fatti recenti tende ad essere la più colpita, mentre la memoria a lungo termine resiste per molti anni dall’inizio della malattia. Accade così che i malati di demenza ricordino cose che hanno fatto anni prima, ma non riescano a ricordare se hanno già fatto colazione. La perdita di memoria interferisce con le attività quotidiane e con la capacità di tenere una conversazione, ma forse una delle conseguenze più drammatiche è l’incapacità di imparare. Anche il malato può esserne estremamente turbato, manifestando confusione, umiliazione e vergogna. Specialmente allo stadio iniziale, è facile che il malato cerchi di nascondere, per imbarazzo o vergogna, alcune conseguenze della sua perdita di memoria. In seguito ne sarà meno cosciente, ma continuerà a soffrirne le conseguenze, come la perdita dell’indipendenza e il senso di frustrazione.

 

Come affrontare la perdita di memoria?

 

  • Cercare di mantenere un atteggiamento positivo e rassicurante

Quando si cerca di risolvere un problema legato alla perdita di memoria, è importante tener presente non soltanto l’errore o il problema, ma anche come si sente la persona malata. Per esempio, dimenticare dove stanno le tazzine non è un vero problema, perché qualcuno può facilmente aiutare a ricordarlo; ma il malato può comunque sentirsi imbarazzato, inutile, arrabbiato o frustrato per questo. Altri tipi di dimenticanze possono essere accompagnati da emozioni diverse. Talvolta, chi assiste può avere la sensazione che il malato si comporti deliberatamente in modo maldestro o sconsiderato. È molto importante invece ricordare che il suo comportamento è una conseguenza della malattia.

  • Non considerare i suoi comportamenti come rivolti contro di noi
  • Evitare di sottolineare inutilmente gli errori e i problemi

Spesso non è necessario soffermarsi sugli errori. Per esempio, quando si parla con un malato di demenza, può darsi che lui usi un termine improprio perché non riesce a ricordare quello giusto. Si può essere tentati di correggerlo, in modo quasi automatico, ma se si è riusciti a capire quello che il malato intendeva dire, questa correzione non è necessaria e rischia di farlo sentire a disagio, in imbarazzo o irritato.

  • Ricordargli ogni tanto le cose, utilizzando biglietti o promemoria

Può essere utile, specialmente negli stadi iniziali della malattia, ricordare ogni tanto al malato cosa deve fare, cosa sta succedendo, chi sono determinate persone, ecc. Tuttavia, è importante che questo sia fatto in modo tale da sembrare naturale, senza creare imbarazzo. A parte i biglietti e i promemoria, può essere di aiuto stabilire dei punti di riferimento come agende, tabelloni, segnali sulle porte, foglietti auto-adesivi sul frigorifero (post-it), calendari (cancellando i giorni uno ad uno), orologi (con il quadrante chiaro e un ticchettio marcato), fotografie (con i nomi scritti sotto) o un registro per i visitatori.

 

Come prevenire i problemi dovuti alla perdita di memoria?

 

  • Costruire un ambiente adatto ed evitare inutili cambiamenti

Poiché le persone malate di demenza perdono la capacità di imparare a causa della perdita di memoria, è meglio adattare la situazione o l’ambiente alle loro necessità, piuttosto che insegnare loro come adattarsi ai cambiamenti di cui sono vittime. Per esempio, se il malato tende a dimenticare di chiudere il rubinetto, possiamo ovviare mediante l’applicazione di un congegno che consenta ogni volta una fuoriuscita di acqua limitata. In ogni caso, è opportuno ridurre al minimo i possibili cambiamenti, impegnandosi nella costruzione di un ambiente stabile, su cui il malato possa fare affidamento.

  • Creare delle routine

Anche stabilire una routine giornaliera può aiutare il malato. Forse può sembrare monotono far sempre le cose nello stesso ordine, ma per un malato di demenza questo può aiutare ad evitare ansia e confusione e a risparmiare tempo e energia per altri compiti.

 

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Sicurezza farmaci e anziani: una guida da Fda

Sarà utile anche agli italiani, una tra le popolazioni più longeve al mondo, questa Guida per i consumatori pubblicata dalla Food and Drug Administration (Fda) dedicata al rapporto tra anziani e farmaci. Terza e quarta età sono fasi della vita in cui la presenza di più patologie croniche determina l’assunzione contemporanea di diversi farmaci, spesso associati a prodotti da banco, fitoterapici e integratori, mix che favorisce il rischio iatrogeno e l’emersione di interazioni potenzialmente gravi. Con l’invecchiamento funzionalità epatica e renale si modificano fisiologicamente, con effetti non sempre prevedibili sui processi di assorbimento, metabolismo ed eliminazione dei farmaci. Il primo suggerimento della guida intitolata “4 Medication Safety Tips for older adults” pone l’accento sull’aderenza terapeutica: si richiama la persona anziana a conformarsi alle raccomandazioni del medico riguardo i tempi, le dosi e la frequenza di assunzione della terapia, rispettando scrupolosamente le indicazioni e utilizzando solo i farmaci prescritti.
Anche la presenza in casa di un familiare di riferimento o di una badante, potrebbero guidare l’anziano e monitorarne la corretta assunzione di medicinali.

Per secondo si consiglia di compilare per iscritto la lista dei medicinali da assumere, specificando il nome commerciale, la denominazione generica e la posologia, avendo cura di aggiornare l’elenco, portarne una copia con sé e consegnarla a una persona di fiducia in caso di necessità. Il terzo elemento chiave è stimolare l’anziano a informarsi sulle interazioni tra i farmaci, inclusi quelli da banco, leggere le etichette anche dei prodotti di erboristeria e tenere conto dell’effetto di cibo o alcol consultando il medico in caso di dubbi o sintomi poco chiari, senza trascurare di coinvolgere gli specialisti. Infine, almeno in teoria, sarebbe utile poter ridiscutere la terapia con il curante in occasione delle visite di controllo per fare il punto della situazione.

Perché interessa il farmacista: sensibilizzare gli anziani sulle problematiche della politerapia e delle modificazioni fisiologiche dell’età avanzata favorisce comportamenti appropriati nell’uso dei farmaci.

Fonte: Farmacista33

Online una guida per aiutare gli anziani a rimanere in casa

In risposta alla flessione nei servizi di assistenza domiciliare a Roma – negli ultimi 4 anni quasi 700 persone hanno perso questo servizio e sono stati chiusi 8 centri diurni per anziani fragili – la Comunità di Sant’Egidio ha pensato di elaborare uno strumento utile alla cittadinanza per umanizzare la vita dei cittadini della Capitale, proprio a partire da quelli più anziani.
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, ha difatti lanciato un appello per il cambiamento di mentalità e atteggiamento nei confronti della popolazione anziana affermando la necessità di passare “dal ricovero alle cure a casa”. Soprattutto perché sono sorte negli ultimi numerose strutture “spontanee” in cui vanno a vivere gli anziani, molto spesso senza controllo: ben 3.031 posti letto che la Comunità ha potuto accertare attraverso una sua indagine.
Il presidente di Sant’Egidio ha quindi indicato, come modello replicabile, il programma “Viva gli anziani”, che dal 2004 ad oggi, nei rioni di Trastevere, Testaccio ed Esquilino, attraverso una fitta rete di monitoraggio nei confronti nelle persone anziane residenti (12 mila seguiti), è riuscito ridurre del 10 per cento il tasso di ospedalizzazione e del 50 per cento il ricovero in istituto.
Tutto ciò con una spesa di appena 81 euro ad anziano.

La guida è facilmente consultabile e scaricabile qui.

Tra le proposte che la Comunità suggerisce c’è quella del ricorso ad una badante.
Qualora gli impegni familiari e lavorativi dunque non permettano di assistere direttamente i più anziani del nucleo, ricorrere ad un aiuto esterno è comunque preferibile al ricovero in struttura.
Per questo la Cooperativa Sostenerti è attiva nella selezione di personale qualificato e competente da impiegare per assistenza domiciliare o ospedaliera, garantendo alla famiglia tranquillità e sicurezza.

Caregiver e anziani: andare in vacanza non vuol dire abbandonare

Durante l’estate è giusto e necessario anche prendersi una pausa dall’assistenza della persona anziana

In questo periodo estivo le famiglie che si occupano in maniera continua dell’assistenza (totale o parziale) di una persona anziana, così come le badanti che se ne prendono cura, possono sentire più forte la necessità di prendere fiato, di fermarsi un momento per recuperare le energie che – e sono tante – servono per prendersi cura di una persona non più giovane, sia essa autosufficiente o non. Ma questo legittimo desiderio e bisogno può cozzare con un senso di colpa ingiustificato; tuttavia prendersi una pausa significa in un certo modo voler bene alla persona anziana: ci vuole mente lucida, forza fisica e resistenza psicologica per essere un caregiver efficiente, e non concedersi un riposo né la cura della propria salute, significa mettere a rischio anche quella del nostro caro da assistere.
Lo stress eccessivo del caregiver, lo ricordiamo, può portare a rischi e compromissioni gravi per la propria salute; inoltre prendersi un momento di pausa non significa assolutamente dover abbandonare la persona anziana a sé stessa, poiché ci sono soluzioni che possono aiutare le famiglie in questo.

SOGGIORNI BREVI – Può aiutare, ad esempio, l’offerta che spesso propongono case di riposo e strutture assistenziali ad effettuare dei soggiorni a breve termine, non permanenti, i cosiddetti “soggiorni sollievo” ovvero delle soluzioni personalizzate di ricovero o soggiorno in una struttura sanitaria rispetto al proprio grado di autosufficienza. I ricoveri temporanei per le persone non autosufficienti possono rappresentare dei veri e propri ricoveri con assistenza 24 ore su 24 da parte di personale sanitario qualificato.
Ogni struttura e ogni comune hanno dei prerequisiti di accesso differenti, ed è pertanto necessario verificare contattandoli singolarmente.

ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI – Se invece la persona anziana non può essere spostata dalla propria residenza e necessita di un’assistenza domiciliare continua, allora è consigliabile rivolgersi ad un servizio professionale di assunzione badanti per una sostituzione estiva. Può anche succedere che la badante di fiducia, che già assiste la persona anziana, debba assentarsi durante periodo estivo per le ferie: in entrambi i casi ci si può rivolgere a strutture che si occupano di assunzione, selezione ma anche sostituzione temporanea di badanti.

La Cooperativa Sostenerti è da anni specializzata proprio in questo: con professionalità e serietà ricerca e selezione sul territorio romano e della provincia badanti ad ore o conviventi anche per brevi sostituzioni estive. Si viene cioè incontro al bisogno della famiglia di andare in vacanza in serenità e tranquillità, contando sulle competenze dei professionisti del settore inviati dalla Cooperativa.
Sostenerti inoltre monitora l’assistenza periodicamente e gode di un’équipe reperibile anche durante il periodo estivo, ogni giorno.

VACANZE TUTTI INSIEME – Se invece le condizioni fisiche della persona anziana sono tali da consentire una vacanza in compagnia degli altri componenti dalla famiglia, la soluzione migliore è la scelta di case vacanza adatte a famiglie con anziani, nelle quali possono ad esempio essere garantite accessibilità e/o
assistenza medica e infermieristica nel periodo estivo.

SOGGIORNI ESTIVI ANZIANI – Se la persona anziana può allontanarsi da casa e possiede anche un minimo di autonomia, una buona alternativa potrebbero essere i “soggiorni estivi” per anziani, sia proposti dal Comune di residenza, sia privati, in residenze adibite allo scopo: una via di mezzo tra un struttura assistenziale e una struttura per vacanze, dove la persona può godere di un ambiente diverso da quello familiare, in tutta sicurezza. Si tratta di residenze dove la persona anziana può mantenere la propria autonomia, non rinunciando alla propria salute e all’assistenza 24 ore su 24 da parte di infermieri e medici professionisti, ma potendosi rilassare in ambienti climatici favorevoli, dedicandosi magari ad attività organizzate, a fisioterapia e ginnastica dolce.

Fonte: Disabili.com

News dalla Capitale. Il Municipio VIII a sostegno degli anziani

Uno sportello a sostegno di tutti quei cittadini afflitti da episodi di usura e due servizi rivolti esclusivamente agli anziani, di cui uno di natura sanitaria e l’altro di natura sociale. Sono fra le principali iniziative che il Municipio VIII ha lanciato nella prima metà del mese di maggio 2016, per far fronte ai problemi dei residenti (e non solo) della zona sud della Capitale, area che comprende quartieri come la Montagnola e Grottaperfetta.

MUNICIPIO VIII: SPORTELLO ANTI-USURA
Quella dell’usura e del racket è una piaga sociale che mette in ginocchio ogni anno migliaia e migliaia di persone, in Italia come nel resto del mondo, ed uno fra i principali motivi di suicidio (in questi anni di crisi di casi come questi se ne sono registrati tantissimi). Proprio per questo il Municipio VIII ha deciso di aprire uno sportello, un punto informativo di ascolto per dare voce a tutte quelle vittime di questo fenomeno quantomai rognoso. Lo sportello è attivo ogni venerdì mattina (9,00-12,30) all’interno della sede istituzionale del Municipio alla Montagnola (via Benedetto Croce, 50), totalmente gratuito e a disposizione del cittadino. Il tutto grazie al protocollo d’intesa che la Giunta ha siglato con l’Associazione Observo Onlus. Soddisfatto il Presidente Andrea Catarci: “Quella dell’usura è una piaga sociale in aumento, nei confronti della quale proviamo a dare una piccola ma concreta risposta offrendo aiuto ai cittadini”.

LA PREVENZIONE SANITARIA
Ma le iniziative del Municipio non finiscono qui. Sì, perchè la Giunta guidata da Catarci ha attivato un altro servizio con la speranza che possa rivelarsi utile ed efficIente. Tale servizio si rivolge alla classe della terza età e riguarda la prevenzione sanitaria che sarà gratuita per tutti gli anziani. Una prevenzione che sarà possibile effettuare con screening cardiologico, diabetologico, angiologico e per i casi di osteoporosi. Dove? In un camper attrezzato allo scopo con la presenza di medici specialisti volontari si alterneranno fra loro. Il mezzo raggiungerà i vari centri sociali per anziani al fine di sottoporre volontariamente e gratuitamente agli esami preventivi. Anche qui, per realizzare il servizio, c’è voluta la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con il Rotary Club Roma Appia Antica, che si propone di analizzare le patologie cardiovascolari, osteoarticolari, metabolico nutrizionali e neuropsichiatriche. Il servizio sanitario sarà operativo a partire da settembre ma già da giugno sarà possibile partecipare alle attività nei primi tre centri anziani coinvolti, il Pullino, il San Michele e il Vasca Navale. Centri anziani che saranno anche luogo in cui poter sostituire e rinnovare le proprie tessere elettorali e le proprie carte d’identità, senza costi aggiuntivi e con estrema semplicità. Questa novità rientra fra le iniziative del Municipio di Catarci che, insieme a Dino Gasparri, Assessore alle Politiche Sociali, spiega la prassi: “Le foto, necessarie per le carte di identità, potranno essere scattate direttamente presso il Centro Anziani dove saranno anche raccolti gli estremi da inserire sui documenti: data e luogo di nascita, altezza, colore dei capelli e degli occhi. Il servizio è possibile grazie alla disponibilità del personale operante presso gli sportelli anagrafici”. Poi sottolinea: “Tutto ciò è la dimostrazione di come all’interno dei nostri uffici ci sia personale generoso, preparato e da valorizzare”.

Fonte: Romadaleggere.it