Cooperativa Sociale Sostenerti

Assistenza anziani Roma

06-64491625     328-7023754

Pensieri di vita. Ecco cosa dicono gli anziani

Gli anziani italiani sono soddisfatti della loro esistenza, ma meno rispetto ai loro coetanei europei. La vita viene infatti considerata una “fonte di piacere” dal 70% degli over 60 del Belpaese, contro il 78% dei cittadini francesi, tedeschi e belgi della stessa età. È quanto emerge dal sondaggio “Elderly people in Europe today” condotto dalla società di ricerca Ipsos per conto dell’Institut du Bien Vieillir Korian, che ha intervistato 8.269 persone residenti in Italia, Francia, Germania e Belgio. Fra gli intervistati, 4.109 avevano un’età compresa tra i 15 e i 64 anni, mentre 4.160 erano di età pari o superiore a 65 anni.

Isolamento sociale – L’indagine ha evidenziato che il livello di benessere e la gioia di vivere degli anziani europei è elevato, ma tra gli italiani risulta più basso. Nel Belpaese solo il 47% degli ultrasessantenni si sente realizzato, rispetto al 68% di quelli esteri. Inoltre, il 33% degli italiani ammette di sentirsi solo almeno una volta al giorno e il 30% almeno un giorno su due, mentre le percentuali europee si fermano rispettivamente al 27% e al 18%.

Famiglia e rapporto di coppia – Per gli over 65 italiani la famiglia rappresenta il principale antidoto alla solitudine: l’85% cerca conforto alla nei figli – contro una media europea del 79% -, mentre il 60% nei nipoti – rispetto alla media del 57% rilevata in Francia, Germania e Belgio. In particolare, il 33% degli anziani che abitano in Italia si prende cura dei nipoti, mentre la media europea si ferma al 30%. Inoltre, mentre il 44% degli italiani sostiene economicamente figli e familiari, un dato superiore al 27% registrato tra i coetanei europei. I rapporti sentimentali, invece, sono meno vivaci: il 70% dei senior italiani dichiara di non avere più rapporti sessuali o di averne pochi.

Situazione finanziaria – Rispetto al 2014 si registra un miglioramento in questo settore: il 51% degli over 65 italiani riesce a mettere da parte un po’ di risparmi, mentre tra gli altri intervistati la media si ferma al 45%. Tuttavia, resta ancora alta (pari al 36%) la percentuale degli anziani del Belpaese che con il reddito percepito riesce a malapena ad arrivare a fine mese, mentre l’11% è costretto a utilizzare i propri risparmi. Dal sondaggio emerge che i senior italiani sono più prudenti: solo il 2% dichiara di vivere grazie a uno o più prestiti e di avere il conto in rosso, rispetto a una media europea del 4%.

Impiego delle nuove tecnologie – Gli over 60 italiani utilizzano internet di meno rispetto ai coetanei europei. Per inviare email lo usa solo il 43% degli anziani del Belpaese, mentre all’estero la percentuale raggiunge il 66%. Per cercare informazioni sul web e per partecipare alle discussioni sui forum lo utilizza solo il 31% degli italiani contro il 37% degli europei. Infine, soltanto il 31% dei senior nostrani usa i social network, rispetto al 35% degli intervistati esteri. Risulta, poi, quasi inesplorata la frontiera dell’e-commerce: il 10% degli italiani dichiara di fare acquisti sul web e il 26% gestisce online le proprie finanze, mentre a livello europeo queste percentuali si attestano rispettivamente all’11% e al 43%.

La Cooperativa Sostenerti è per questo attiva con ogni tipologia di servizio al fine di migliorare la qualità della vita di chi vive con difficoltà il periodo della terza età.
Contro isolamento sociale e solitudine, i nostri collaboratori rispondono selezionando assistenti domiciliari e badanti idonei e professionali e in grado di rispondere a ogni bisogno di cura dell’anziano.
Tutto questo a sostegno del mantenimento delle persone assistite nel proprio domicilio e in aiuto alle famiglie che non possono occuparsi direttamente di chi ha bisogno.
La presenza in casa di una badante è infatti una soluzione contro solitudine e noia e in molti casi è di aiuto nella stimolazione delle capacità cognitive degli anziani.

La Cooperativa Sostenerti si impegna per aiutare le famiglia nella ricerca e nella selezione del personale migliore!
Chiamaci per ulteriori informazioni:
06-64491625
3287023754
3804996011

Foto: © drubig-photo – Fotolia.com
Articolo a cura di Nadia Comerci (20/09/2016)
Il Sole 24 Ore

Online una guida per aiutare gli anziani a rimanere in casa

In risposta alla flessione nei servizi di assistenza domiciliare a Roma – negli ultimi 4 anni quasi 700 persone hanno perso questo servizio e sono stati chiusi 8 centri diurni per anziani fragili – la Comunità di Sant’Egidio ha pensato di elaborare uno strumento utile alla cittadinanza per umanizzare la vita dei cittadini della Capitale, proprio a partire da quelli più anziani.
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità, ha difatti lanciato un appello per il cambiamento di mentalità e atteggiamento nei confronti della popolazione anziana affermando la necessità di passare “dal ricovero alle cure a casa”. Soprattutto perché sono sorte negli ultimi numerose strutture “spontanee” in cui vanno a vivere gli anziani, molto spesso senza controllo: ben 3.031 posti letto che la Comunità ha potuto accertare attraverso una sua indagine.
Il presidente di Sant’Egidio ha quindi indicato, come modello replicabile, il programma “Viva gli anziani”, che dal 2004 ad oggi, nei rioni di Trastevere, Testaccio ed Esquilino, attraverso una fitta rete di monitoraggio nei confronti nelle persone anziane residenti (12 mila seguiti), è riuscito ridurre del 10 per cento il tasso di ospedalizzazione e del 50 per cento il ricovero in istituto.
Tutto ciò con una spesa di appena 81 euro ad anziano.

La guida è facilmente consultabile e scaricabile qui.

Tra le proposte che la Comunità suggerisce c’è quella del ricorso ad una badante.
Qualora gli impegni familiari e lavorativi dunque non permettano di assistere direttamente i più anziani del nucleo, ricorrere ad un aiuto esterno è comunque preferibile al ricovero in struttura.
Per questo la Cooperativa Sostenerti è attiva nella selezione di personale qualificato e competente da impiegare per assistenza domiciliare o ospedaliera, garantendo alla famiglia tranquillità e sicurezza.

Caregiver e anziani: andare in vacanza non vuol dire abbandonare

Durante l’estate è giusto e necessario anche prendersi una pausa dall’assistenza della persona anziana

In questo periodo estivo le famiglie che si occupano in maniera continua dell’assistenza (totale o parziale) di una persona anziana, così come le badanti che se ne prendono cura, possono sentire più forte la necessità di prendere fiato, di fermarsi un momento per recuperare le energie che – e sono tante – servono per prendersi cura di una persona non più giovane, sia essa autosufficiente o non. Ma questo legittimo desiderio e bisogno può cozzare con un senso di colpa ingiustificato; tuttavia prendersi una pausa significa in un certo modo voler bene alla persona anziana: ci vuole mente lucida, forza fisica e resistenza psicologica per essere un caregiver efficiente, e non concedersi un riposo né la cura della propria salute, significa mettere a rischio anche quella del nostro caro da assistere.
Lo stress eccessivo del caregiver, lo ricordiamo, può portare a rischi e compromissioni gravi per la propria salute; inoltre prendersi un momento di pausa non significa assolutamente dover abbandonare la persona anziana a sé stessa, poiché ci sono soluzioni che possono aiutare le famiglie in questo.

SOGGIORNI BREVI – Può aiutare, ad esempio, l’offerta che spesso propongono case di riposo e strutture assistenziali ad effettuare dei soggiorni a breve termine, non permanenti, i cosiddetti “soggiorni sollievo” ovvero delle soluzioni personalizzate di ricovero o soggiorno in una struttura sanitaria rispetto al proprio grado di autosufficienza. I ricoveri temporanei per le persone non autosufficienti possono rappresentare dei veri e propri ricoveri con assistenza 24 ore su 24 da parte di personale sanitario qualificato.
Ogni struttura e ogni comune hanno dei prerequisiti di accesso differenti, ed è pertanto necessario verificare contattandoli singolarmente.

ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI – Se invece la persona anziana non può essere spostata dalla propria residenza e necessita di un’assistenza domiciliare continua, allora è consigliabile rivolgersi ad un servizio professionale di assunzione badanti per una sostituzione estiva. Può anche succedere che la badante di fiducia, che già assiste la persona anziana, debba assentarsi durante periodo estivo per le ferie: in entrambi i casi ci si può rivolgere a strutture che si occupano di assunzione, selezione ma anche sostituzione temporanea di badanti.

La Cooperativa Sostenerti è da anni specializzata proprio in questo: con professionalità e serietà ricerca e selezione sul territorio romano e della provincia badanti ad ore o conviventi anche per brevi sostituzioni estive. Si viene cioè incontro al bisogno della famiglia di andare in vacanza in serenità e tranquillità, contando sulle competenze dei professionisti del settore inviati dalla Cooperativa.
Sostenerti inoltre monitora l’assistenza periodicamente e gode di un’équipe reperibile anche durante il periodo estivo, ogni giorno.

VACANZE TUTTI INSIEME – Se invece le condizioni fisiche della persona anziana sono tali da consentire una vacanza in compagnia degli altri componenti dalla famiglia, la soluzione migliore è la scelta di case vacanza adatte a famiglie con anziani, nelle quali possono ad esempio essere garantite accessibilità e/o
assistenza medica e infermieristica nel periodo estivo.

SOGGIORNI ESTIVI ANZIANI – Se la persona anziana può allontanarsi da casa e possiede anche un minimo di autonomia, una buona alternativa potrebbero essere i “soggiorni estivi” per anziani, sia proposti dal Comune di residenza, sia privati, in residenze adibite allo scopo: una via di mezzo tra un struttura assistenziale e una struttura per vacanze, dove la persona può godere di un ambiente diverso da quello familiare, in tutta sicurezza. Si tratta di residenze dove la persona anziana può mantenere la propria autonomia, non rinunciando alla propria salute e all’assistenza 24 ore su 24 da parte di infermieri e medici professionisti, ma potendosi rilassare in ambienti climatici favorevoli, dedicandosi magari ad attività organizzate, a fisioterapia e ginnastica dolce.

Fonte: Disabili.com

Welfare per gli anziani: essenziale il coinvolgimento di tutti

La riforma è la sfida cruciale della sanità del futuro e sarà efficace solo se verranno coinvolti tutti gli attori dell’assistenza.

La forma del welfare per gli anziani sarà efficace solo se verrà impostata coinvolgendo tutti gli attori dell’assistenza, compresi assistenti domiciliari, badanti professionali e infermieri.
Gli obiettivi attesi e buoni risultati in ambito assistenziale potranno cioè essere raggiunti solo attraverso la costituzione di tavoli di lavoro che dovranno vedere riuniti regione, enti locali, le aziende sanitarie locali, il terzo settore nonché coloro che lavorano a diretto contatto con gli anziani.

E’ quanto affermato dalla Provincia di Trento che mette sul piatto una prima proposta di riforma, già presentata agli enti locali.
Partendo dall’analisi commissionata all’Università Bocconi, la Provincia crede che il nuovo welfare sarà tanto più efficace quanto sarà frutto del lavoro sinergico di tutti coloro che partecipano attivamente all’assistenza dei più anziani.

Il nuovo welfare, attento a cronicità e fragilità, va dunque ripensato in modo che, a regime, garantisca a chi vuole stare a casa di poterlo fare, in un sistema affidato alla regia unica degli enti territoriali.

La scelta della residenzialità deve rimanere un’extrema ratio, non esaustiva nell’esaurire il bisogno di assistenza dei cittadini.
Questo al fine di garantire la qualità della vita delle persone e delle famiglie, in una logica di welfare sostenibile ed etico.

“Pronto badante”: sostegno a domicilio agli anziani in condizioni di fragilità

Per un anno ha funzionato in via sperimentale soltanto su Firenze e provincia, compreso il Valdarno fiorentino. Ora, alla luce del successo del progetto, è stato esteso a tutta la regione. È “Pronto Badante”, promosso dall’assessore alla Salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, un progetto che mette a disposizione delle famiglie toscane un servizio di sostegno rivolto alla persona anziana nel momento in cui cominciano a insorgere i primi problemi importanti legati alla vecchiaia, tali da mettere la persona in condizioni di fragilità.

Dal 1 giugno “Pronto badante” sarà attivo anche nel territorio del Valdarno aretino. Il progetto sarà coordinato sul territorio dalla Cooperativa Giovani Valdarno, che curerà la gestione di tre sportelli territoriali: a Montevarchi presso il centro polivalente “La Bartolea”, aperto giovedì 9 giugno; a Bucine presso la Rsa Fabbri Bicoli, mercoledì 1° giugno; e a Terranuova presso la Rsa di piazza Unità Italiana, venerdì 3 giugno.

Il principale canale di accesso al servizio resta il Numero Verde 800 59 33 88 (attivo da lunedì a venerdì dalle ore 8 alle 18 e il sabato dalle ore 8 alle 13). Risponde un operatore che fisserà un intervento direttamente presso l’abitazione della famiglia della persona anziana, garantendo così un punto di riferimento per avere informazioni sui percorsi socio-assistenziali e un sostegno economico per l’attivazione di un rapporto di assistenza familiare con un badante.

Gli anziani che vivono soli o in famiglia, per poter accedere al servizio, devono avere almeno 65 anni; essere residenti in Toscana; trovarsi per la prima volta in un momento di difficoltà, fragilità o disagio; non avere già in atto un progetto di assistenza personalizzato con i servizi territoriali; non aver già stipulato un contratto di assistenza familiare con un badante.

Una volta contattato il Numero Verde, la richiesta viene inoltrata ad operatori autorizzati che si recheranno, entro massimo 48 ore, presso l’abitazione della persona anziana, alla quale potrà essere erogato un buono lavoro (voucher) di 300 euro, una tantum, per coprire fino a un massimo di 30 ore di lavoro occasionale regolare di un assistente familiare, per le prime necessità. L’operatore autorizzato assiste l’anziano e la famiglia anche nelle procedure on-line di Inps per l’attivazione di un rapporto di assistenza familiare, e fornisce un breve tutoraggio per aiutare la famiglia e l’assistente familiare nelle prime fasi dell’attivazione del rapporto.

Fonte: Valdarnopost.it

Badanti senza formazione, corsi in 9 regioni anche a famiglie

Badanti senza formazione specifica ma costrette a somministrare medicine, fare iniezioni, occuparsi della delicata igiene di un anziani quando è costretto a restare a letto: solo 1 su 7 ha competenze di questo tipo e conosce le tecniche di base di cura e igiene. E sono gli anziani stessi infatti che a volte non si sentono perfettamente sicuri nelle loro mani, pur ritenendoli un punto di riferimento essenziale e irrinunciabile nella propria esistenza: uno su tre teme che la propria badante possa commettere sbagli nel dare i farmaci. Una preoccupazione fondata, visto che il 77% delle badanti è di nazionalità straniera e quindi alla scarsa formazione sanitaria si aggiungono gli inevitabili ostacoli correlati a una maggiore difficoltà di comprensione delle indicazioni mediche. Per questo è partito in 9 regioni il progetto SIGG (la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia) per la formazione dei caregiver: badanti e familiari in 12 ore di lezioni e 30 ore di e-learning a distanza, potranno imparare ad eseguire in modo giusto semplici atti assistenziali come un’iniezione, la misura della pressione o della glicemia, la somministrazione corretta dei farmaci, le tecniche di mobilizzazione e igiene dell’anziano. Coordinata dal Professor Paolo Falaschi, Responsabile dell’Unità di Geriatria dell’Ospedale Sant’Andrea – Sapienza Università di Roma, l’iniziativa è frutto di uno sforzo multidisciplinare che ha coinvolto la Sezione Nursing e i Presidenti delle Sezioni Regionali della SIGG ed è già attiva in Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Abruzzo, Molise, Calabria, Sardegna e Lombardia. “I corsi SIGG sono pensati per loro, ma anche per tutti i familiari che si trovino a prestare aiuto ad anziani non più autosufficienti” sottolinea Nicola Ferrara, presidente SIGG.

In questo contesto, la Cooperativa Sostenerti, assicura il massimo della accuratezza nella selezione di personale qualificato e/o laureato per la sicurezza e la salute dell’assistito e la tranquillità della propria famiglia.

Fonte: Ansa.it

Roma, finta badante adescava anziani e poi li narcotizzava per derubarli

I Carabinieri della Stazione Roma Gianicolense hanno arrestato una donna romana di 31 anni, già conosciuta alle forze dell’ordine, che con un complice, al momento rimasto sconosciuto, grazie ad un raggiro, era riuscita a conquistare la fiducia di una 73enne romana, residente in via di Villa Pamphili, a farsi ospitare nella sua abitazione per una chiacchierata e a rapinarla dopo averle sciolto del sonnifero in una bevanda.

L’anziana era stata adescata mentre si trovava nella piazzetta vicino a casa. La donna più giovane, con faccia pulita, capelli ordinati e fare amichevole e cordiale, era riuscita a conquistare la sua fiducia, raccontandole di lei, delle difficoltà quotidiane e della necessità di trovare un qualsivoglia lavoro che le consentisse di crescere i suoi figli piccoli.

La vittima mossa a compassione, cerca di darle una possibilità e si ricorda che la sorella, una volta, le aveva detto che cercava una ragazza italiana che l’aiutasse nelle pulizie. A quel punto, la criminale convince l’anziana ad andare a casa e chiamare la sorella per sentirne le intenzioni.

Entrate in casa il gioco è fatto; distraendo l’anziana, la donna lascia aperta la porta d’ingresso e consente ad un complice di entrare e di esplorare l’appartamento alla ricerca di preziosi e soldi. Per mettere a segno il colpo in piena tranquillità, offre all’anziana un tè, dopo averci messo dentro dei sedativi. Proprio nel momento in cui la bevanda sta per fare effetto entra in casa il figlio della vittima.

Il complice riesce a fuggire ma la rapinatrice rimane bloccata in casa, tenta di giustificarsi ma si rende conto che l’unica possibilità che le è rimasta è scappare. Si precipita in strada ma viene raggiunta e bloccata dai Carabinieri della Stazione Roma Gianicolense, già nella zona di pattuglia, che in transito si accorgono di quanto sta accadendo.

Sono tuttora in corso gli accertamenti finalizzati all’identificazione del complice. La donna è stata arrestata e tradotta presso il carcere di Rebibbia dove rimane a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. L’anziana donna, quasi priva di sensi, è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale San Camillo, dove a seguito di analisi, è risultata positiva alle benzodiazepine, sostanze sedative ed ipnotiche, che erano presenti nella bevanda offertale dall’arrestata.

Non è questo il primo episodio in cui anziani privi di assistenza vengano raggirati da finte collaboratrici.
E’ bene dunque prestare sempre massima cura nel non lasciare soli anziani possibili vittime di truffatori e truffatrici.

Fonte: Adnkronos

Cinquemila anziani senza assistenza

Fa discutere il caso della nuova normativa sulle rette delle Residenze sanitarie assistenziali (RSA) di Roma e Lazio. Da gennaio i familiari dei ricoverati, oltre 5.000 persone su tutta Roma hanno ricevuto una lettera con cui il Comune di ubicazione della struttura sanitaria ha notificato l’impossibilità a pagare l’integrazione della retta. In merito agli importi, parliamo di circa 60 euro per quello giornaliero, nella formula alta, e di circa 50 euro in quella bassa. Quote che non comprendono comunque lavanderia, farmaci ed altre spese.
L’iter precedente, come noto, prevedeva che laddove l’Isee lo consentisse il Comune potesse integrare la quota per gli anziani degenti. Ora, la partecipazione alla quota da parte del Dipartimento Politiche sociali – finanziata dalla Regione – non potrà avvenire prima di 4 o 6 mesi. E questo sta già portando alcune famiglie dei pazienti ad abbandonare le strutture perché non possono permettersi il pagamento dell’intera quota per il proprio assistito. «Dal primo gennaio – si legge nella missiva del Comune di Genzano fatta recapitare qualche mese fa al signor E. T. (che ha Roma come ultima residenza) – il Comune di Genzano comparteciperà unicamente le rette di degenza dei propri residenti prima del ricovero stabile in struttura residenziale ai sensi di quanto chiarito dalla Regione». Diverse altre testimonianze raccolte sulla Capitale seguono le stesse indicazioni al contrario, intricandosi nel medesimo eccesso di burocrazia che lascia «scoperta» la fase integrativa allungando i tempi. Come quella inviata dal Comune di Roma la settimana scorsa alla signora F. M., nella quale si rende noto il «trasferimento di atti e documentazione per il diritto alla compartecipazione Rsa del 2015» al Comune nel quale risulta l’ultima residenza da lei acquisita prima del suo ricovero stabile presso l’Istituto in cui ad oggi è ospite.
Il Comune di Roma, richiamandosi all’applicazione della stessa regolamentazione, si solleva dalla responsabilità di compartecipazione alla retta anche per residenti in varie zone della città, da Marconi a San Giovanni: «Ora dove mandiamo i nostri cari?», si lamentano i familiari.
Il punto, dunque, è la precisazione della Regione che ha chiarito che il Comune tenuto all’eventuale integrazione economica della retta dei pazienti in Rsa è quello dell’ultima residenza prima del ricovero in una struttura, indipendentemente dalla tipologia di ricovero. Norma applicabile, secondo il parere dell’Avvocatura regionale del Lazio, anche per i ricoverati in modo continuativo da prima dell’entrata in vigore della legge n.328/2000». E c’è pure il problema relativo alla scadenza delle dichiarazioni Isee (entro il 15 gennaio di ogni anno) e da quanto è stato determinato dalla sentenza del Consiglio di Stato del 3/12/15, pubblicata il 29/02/16, in cui veniva cancellato quanto previsto all’art. 4 del DPCM 159/2013, che andrà ad inficiare il calcolo dell’Isee ormai senza più pensioni di accompagno da dover dichiarare. «Nell’attesa della rimodulazione del decreto, dell’Inps che dovrà recepirne i calcoli e del Dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma per i conseguenti adattamenti su cui verranno rideterminate le tariffe – evidenzia il coordinatore di Forza Italia in XI Municipio Marco Palma – ci aspettiamo che Regione e Governo prendano posizione. Abbiamo prodotto una mozione da presentare in consiglio dove impegniamo il Presidente del Municipio a rappresentare al Commissario Tronca e al Presidente della Regione la necessità di attivarsi per evitare ulteriori problemi».

Fonte: Il Tempo

Cura collettiva per gli anziani. Arriva la badante di condominio.

Al via in forma sperimentale il primo tentativo di assistenza collettiva nella città di Pescara.
Operatrici specializzate si metteranno a disposizione per accudire e curare più persone malate di uno stesso palazzo. In questo modo, le famiglie potranno condividere i costi con un risparmio notevole sulla spesa complessiva per un’assistente privata.
L’iniziativa, già provata con successo da altri Comuni italiani, partirà tra 15 giorni con una sperimentazione gratuita in alcuni condomini ancora da scegliere. Lo ha annunciato ieri l’assessore alle politiche sociali Giuliano Diodati, durante la presentazione del progetto cui erano presenti il presidente Anaci (l’associazione degli amministratori di condominio) Marco Pierotti e la responsabile della cooperativa sociale Camelia Tiziana Cardarelli. «Abbiamo iniziato un percorso a tutela delle persone anziane e delle persone che vivono situazioni di maggior disagio», ha spiegato l’assessore, «questo progetto ci è stato presentato dalla cooperativa e noi abbiamo deciso di condividerlo anche con l’Anaci, con l’obiettivo di individuare dei condomini della città dove inizialmente verrà messa a disposizione una badante per quindici giorni in maniera assolutamente gratuita e in prova per essere di ausilio e di supporto, perché sono pochi i nuclei familiari che hanno degli anziani in casa e sono in grado di avere una badante fissa, per non parlare delle famiglie di soli anziani». «Con questa figura della badante di condominio», ha aggiunto l’assessore, «avremo una persona che potrà occuparsi di aiutare concretamente le famiglie per i bisogni quotidiani, come fare la spesa, accompagnare gli anziani dal medico, ad acquistare medicinali e avere un’assistenza in casa anche notturna e aiutarli, quindi, nella quotidianità cercando di ridurre i costi delle famiglie che non possono permettersi una badante».
In pratica, la badante di condominio lavorerà all’interno di uno stesso palazzo per l’intero arco della giornata, dividendosi tra i vari piani e le varie unità immobiliari, a seconda delle esigenze delle famiglie.
Le badanti potranno svolgere i seguenti servizi di assistenza a un malato o a un anziano: somministrazione di farmaci; igiene personale; preparazione di pasti; piccole pulizie domestiche; piccole commissioni, come fare la spesa, pagare le bollette, acquistare medicinali; accudire dei bambini in casa.
Ogni famiglia deciderà in maniera autonoma le ore che dovrà svolgere la badante nell’arco della settimana e pattuirà con lei il tipo di prestazione da effettuare in quei giorni. Sarà la cooperativa a fissare, in base al contratto nazionale di categoria, quanto dovranno pagare le famiglie.

Fonte: ilCentro

Allarme Alzheimer: in Italia sono 600mila gli anziani malati

Sono 600.000 i malati di Alzheimer in Italia e a causa dell’invecchiamento della popolazione sono destinati ad aumentare (l’Italia è il Paese più longevo d’Europa, con 13,4 milioni gli ultrasessantenni, pari al 22% della popolazione).
I costi diretti dell’assistenza in Italia ammontano a oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Il costo medio annuo per paziente è pari a 70.587 euro, comprensivo dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale, di quelli che ricadono direttamente sulle famiglie e dei costi indiretti (gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver, i mancati redditi da lavoro dei pazienti, ecc.).
È quanto emerge dalla terza ricerca realizzata dal Censis con l’Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), con il contributo di Lilly, che ha analizzato l’evoluzione negli ultimi sedici anni della condizione dei malati e delle loro famiglie.

Malati e caregiver invecchiano insieme. L’età media dei malati di Alzheimer è di 78,8 anni. Il 72% dei malati è costituito da pensionati. E sono invecchiati anche i caregiver impegnati nella loro assistenza: hanno mediamente 59,2 anni (avevano 54,8 anni nel 2006 e 53,3 anni nel 1999). Il caregiver dedica al malato di Alzheimer mediamente 4,4 ore al giorno di assistenza diretta e 10,8 ore di sorveglianza.

Ad assistere i malati sono soprattutto figli e badanti. Pur essendo sempre i figli dei malati a prevalere tra i caregiver, negli ultimi anni nell’assistenza al malato sono aumentati i collaboratori (35% nel 2015), soprattutto se il malato è maschio. Questo dato spiega anche l’aumento della quota di malati che vivono in casa propria, in particolare se soli con il coniuge o soli con la badante (aumentati dal 12,7% al 17,7%).

La badante rimane una figura centrale dell’assistenza al malato di Alzheimer: ad essa fa ricorso complessivamente il 38% delle famiglie. La presenza di una badante comporta conseguentemente un aumento di disponibilità di tempo libero del caregiver.

Più consapevolezza sulla malattia, ma tempi lunghi per la diagnosi. Il tempo medio per arrivare a una diagnosi resta elevato, pur essendo diminuito da 2,5 anni nel 1999 a 1,8 anni nel 2015.

Un’assistenza sempre più informale e privata. Diminuisce di 10 punti percentuali rispetto al 2006 il numero dei pazienti seguiti da una Uva o da un centro pubblico (56,6%). Si abbassa leggermente anche la percentuale di anziani che accedono ai farmaci specifici per l’Alzheimer: dal 59,9% al 56,1%. Ed è diminuito il ricorso a tutti i servizi per l’assistenza e la cura dei malati di Alzheimer. Ampio è invece il ricorso all’assistenza informale privata: i malati che possono contare su una badante sono il 38%. Alla badante si fa ricorso principalmente utilizzando il denaro del malato (58,1%). Ma rispetto al passato emerge il peso inferiore delle risorse del malato (nel 2006 rappresentavano l’82,3% delle risorse destinate alle badanti), che appaiono bilanciate da un più ampio ricorso all’indennità di accompagnamento e al denaro dei figli o del coniuge.

«Oggi l’obiettivo di una cura efficace per i malati di Alzheimer sembra essere più vicino, ma è importante che, oltre al frenetico lavoro degli scienziati, anche i sistemi sanitari e la società in generale riflettano su quale sia un possibile modello di gestione della patologia e delle sue ricadute socio-sanitarie», ha detto Eric Baclet, presidente e ad di Lilly Italia. «Siamo certi che, di fronte ai dati epidemiologici e all’impatto socio-economico di questa patologia, solo attuando uno sforzo sinergico tra tutti gli attori potremo trovare una strategia di azioni sostenibili, volte a migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro caregiver: dalla prevenzione alla diagnosi certa, dai trattamenti farmacologi al percorso assistenziale adeguato ai bisogni», ha concluso Baclet.

fonte: http://www.vita.it/it/