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Asili e Case di Cura: così anziani e bambini giocano assieme

Casa di cura o asilo? Una situazione davvero particolare è quella che si presenta a chi entra a Seattle nella casa di riposo Providence Mount St. Vincent. Una volta all’interno della struttura, infatti, ci si trova davanti a qualcosa di molto insolito: ospiti anziani e bambini che interagiscono insieme.
Spesso la nostra società si dimentica che i nonni, e più in generale le persone anziane, sono una risorsa preziosa, un’ottima occasione di arricchire la nostra esperienza di vita con l’aiuto di chi ne ha decisamente di più. Non è però questo il caso della speciale casa di cura americana dove gli anziani trascorrono del tempo insieme ai bambini che proprio lì frequentano l’asilo.
I benefici sono tanti e per tutti: i residenti anziani, interagendo con i bambini, sono stimolati e si sentono ancora utili. I bambini invece hanno l’opportunità di imparare tanto da questi nonni, molti dei quali hanno circa 90 anni e costante bisogno di assistenza.

Cinque giorni a settimana, dunque, i residenti e il personale della casa di cura condividono la grande struttura con 125 bambini di età compresa da pochi mesi a cinque anni. Il programma è stato progettato per controbilanciare la solitudine e la noia che spesso caratterizza la vita in una struttura di cura.

Numerosi studi hanno collegato l’interazione sociale con l’effetto benefico di diminuire il senso di solitudine ma anche di ritardare il declino mentale, migliorare la pressione sanguigna e ridurre il rischio di malattia e morte negli anziani. Si è visto anche che socializzare in maniera intergenerazionale aumenta il numero dei sorrisi giornalieri e la conversazione tra gli anziani.

Naturalmente anche i giovanissimi ospiti della struttura godono di numerosi vantaggi: i bambini che entrano precocemente in contatto con gli anziani vedono migliorare il proprio sviluppo sociale e personale, inoltre hanno meno probabilità di vedere queste persone come inutili o addirittura come un peso per la società e imparano a sentirsi a loro agio anche con i disabili.

Ma come funziona esattamente la casa di cura – asilo? Come interagiscono anziani e bambini?
Ogni giorno gli insegnanti prendono i loro gruppi e li portano ai piani residenziali per visitare gli anziani. Le attività durano 20 minuti per i bambini più piccoli o 60 minuti per quelli più grandi. Anziani e bambini partecipano ad attività strutturate insieme secondo un programma ben preciso ma, dato che condividono lo stesso edificio, ci sono anche diverse opportunità per impegni extra che nascono del tutto spontaneamente.

L’iniziativa ha un grande successo, a tal punto che la struttura ha sempre una lista d’attesa molto lunga per potervi accedere. Questo non stupisce vista la tristezza a cui siamo abituati se pensiamo alle classiche case di cura per anziani ma, anche guardando dalla parte dei bambini, il successo è garantito dal fatto che non è affatto semplice trovare opportunità speciali come questa.

Da questa fantastica esperienza è nato anche un documentario “Passato prossimo”, opera di Evan Briggs, che uscirà nel 2017 e che si propone di esplorare cosa accade quando viene incoraggiata e facilitata la connessione umana tra diverse generazioni.

A livello burocratico purtroppo non è semplicissimo attivare possibilità di reciproco scambio come questa, anche se attualmente strutture intergenerazionali per anziani e bambini esistono non solo negli Stati Uniti ma anche in Giappone a Canada. Sarebbe bello però che esperienze come queste fossero esportate anche un po’ in tutto il mondo, pensate quanta “ricchezza” in più e quanti problemi in meno se in ogni località bambini e anziani potessero “crescere” insieme!

Francesca Biagioli

Foto e Video: Greenme.it

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