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Assistenza anziani Roma

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Welfare per gli anziani: essenziale il coinvolgimento di tutti

La riforma è la sfida cruciale della sanità del futuro e sarà efficace solo se verranno coinvolti tutti gli attori dell’assistenza.

La forma del welfare per gli anziani sarà efficace solo se verrà impostata coinvolgendo tutti gli attori dell’assistenza, compresi assistenti domiciliari, badanti professionali e infermieri.
Gli obiettivi attesi e buoni risultati in ambito assistenziale potranno cioè essere raggiunti solo attraverso la costituzione di tavoli di lavoro che dovranno vedere riuniti regione, enti locali, le aziende sanitarie locali, il terzo settore nonché coloro che lavorano a diretto contatto con gli anziani.

E’ quanto affermato dalla Provincia di Trento che mette sul piatto una prima proposta di riforma, già presentata agli enti locali.
Partendo dall’analisi commissionata all’Università Bocconi, la Provincia crede che il nuovo welfare sarà tanto più efficace quanto sarà frutto del lavoro sinergico di tutti coloro che partecipano attivamente all’assistenza dei più anziani.

Il nuovo welfare, attento a cronicità e fragilità, va dunque ripensato in modo che, a regime, garantisca a chi vuole stare a casa di poterlo fare, in un sistema affidato alla regia unica degli enti territoriali.

La scelta della residenzialità deve rimanere un’extrema ratio, non esaustiva nell’esaurire il bisogno di assistenza dei cittadini.
Questo al fine di garantire la qualità della vita delle persone e delle famiglie, in una logica di welfare sostenibile ed etico.

E…state con gli anziani! Roma e il Piano Caldo 2016

Il caldo estivo è già arrivato e occorre affrontarlo con la dovuta attenzione.
Dal Programma “Viva gli anziani!” della Comunità di Sant’Egidio arrivano i consigli per difendersi dai colpi di calore, utili soprattutto per i più anziani. Infatti se gli anziani devono fare sempre attenzione alla loro salute, durante l’estate il livello d’attenzione deve essere maggiore. Il calore e l’umidità, infatti, possono mettere a dura prova la già ridotta capacità dell’organismo di adattarsi.

Per proteggervi dalla disidratazione e da colpi di calore, che sono sempre in agguato, soprattutto se siete affetti da malattie croniche e prendete qualche medicina, potete seguire questi semplici consigli. Modificando un po’ le vostre normali abitudini potrete affrontare al meglio il caldo estivo.

Ecco alcune regole di base:

IN CASA
Arieggiate la casa il più possibile durante le ore fresche. Chiudete i vetri e agganciate le persiane durante le ore calde. State di più nell’ambiente meno esposto ai raggi del sole ed evitate le correnti d’aria.

Utilizzate, se potete, un climatizzatore: è senz’altro la cosa migliore.
Ma attenzione a non creare uno sbalzo di temperatura troppo forte, perché causa raffreddamenti e malesseri.

La temperatura ideale è di 5 o 6 gradi in meno rispetto alla temperatura esterna. È importante anche deumidificare l’ambiente per abbassare il livello di umidità e rendere l’aria più respirabile. In questo modo si permette di nuovo la sudorazione, che riduce il calore del corpo.

Se usate il ventilatore, posizionatelo in alto e fate attenzione che il flusso d’aria non sia diretto verso di voi.
Occorre tenere presente che, quando fa molto caldo, il ventilatore è poco efficace, e può addirittura contribuire a surriscaldare l’ambiente.

FUORI CASA
Uscite solo al mattino presto e dopo il tramonto, se l’aria si è rinfrescata. Evitate assolutamente di uscire fra le 11 e le 17: in queste ore l’aumento dell’ozono e degli inquinanti derivati dai gas di scarico delle automobili rendono l’aria veramente irrespirabile, e il rischio di un malore diventa molto più alto. A questo proposito, è utile tenere in casa una scorta di generi di prima necessità, in modo da poter evitare di uscire quando fa molto caldo.

Usate vestiti comodi e leggeri, chiari e non aderenti, di cotone, di lino o di altre fibre naturali: i colori scuri e i materiali sintetici trattengono il calore.

Copritevi il capo e proteggete gli occhi con occhiali da sole.
È importante anche difendere la pelle dalle scottature con opportune creme ad alta protezione, come quelle che si usano al mare per i bambini.

Se siete affetti da diabete, esponetevi al sole con molta cautela, perché la vostra sensibilità al dolore è minore, e potreste ustionarvi anche senza accorgervene.

MANGIARE E BERE
Bevete molta acqua, anche quando non avete sete, perché l’intensità di questo “segnale di allarme” naturale dell’organismo, diminuisce con l’avanzare dell’età o con l’uso di alcuni farmaci.

Bisogna bere almeno due litri d’acqua al giorno (o 10 bicchieri); anche di più se sudate molto.

Evitate gli alcolici, il caffè o le bevande gassate che contengono zucchero o caffeina. Alcol e caffè, infatti, hanno effetto diuretico e, quindi, fanno perdere liquidi ancor più necessari quando fa caldo. Evitate anche le bevande troppo calde o troppo fredde.
Fate pasti leggeri o frequenti, senza tanti condimenti. Sono consigliati gelati e sorbetti al gusto di frutta.
Mangiate molta frutta o verdura, anche sotto forma di centrifugati e frullati.
Questi cibi contengono una grande percentuale d’acqua e sono una fonte naturale di vitamine e sali minerali.

LE MEDICINE
Se prendete medicine per il diabete, per la pressione o per il cuore, è importante consultare il medico per “aggiustare” la terapia.

Se soffrite di patologie bronco-polmonari evitate di passeggiare nelle ore più calde. Bevete molto, possibilmente più di 10 bicchieri d’acqua al giorno. Evitate di passare all’improvviso dal caldo al freddo. Se, ad esempio, entrate sudati in un ambiente con aria condizionata, copritevi e cercate di respirare con il naso almeno nei primi minuti.

IN OGNI CASO

Se avvertite mal di testa, debolezza, sensazione di svenimento o di calo di pressione, bagnatevi subito il viso e la testa con acqua fresca, distendetevi al fresco, rimanete a riposo e, ovviamente, chiedete aiuto.

Sono pochi e semplici consigli, che vi aiuteranno a prevenire i danni del caldo eccessivo.

Fonte: Vivaglianziani!

Il Comune di Roma intanto pubblica il bando a sostegno degli anziani durante il periodo estivo:
Piano Caldo 2016

Sanità: aumenta il rischio di malnutrizione tra gli anziani

Erano 9 milioni nel 2012, sono diventati 11 milioni nel 2016, gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, e circa il 10% quelli costretti ad indebitarsi per rispondere ai propri bisogni di salute. In particolare sono gli anziani e giovani a non riuscire ad ottenere dal servizio pubblico le prestazioni di cui avrebbero bisogno. E’ la fotografia odierna del Censis-Rbm, presentata in occasione del Welfare Day. Sotto la lente ancora una volta i nonni, costantemente in bilico tra la difficoltà di scegliere la ‘pagnotta’ da mettere in tavola e cure mediche, visto la perdurante crisi economica. Le difficolta’ si manifestano anche con l’aumento dei problemi di salute tra cui la malnutrizione tra gli anziani – spiegano gli esperti riuniti a Roma al primo congresso nazionale della Società Italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc), che stimano nella sola Europa, 33 milioni di persone siano a rischio di malnutrizione, e che circa 1 anziano su 2 risulta malnutrito al momento del ricovero in ospedale.

“La malnutrizione negli anziani è una condizione molto comune e arriva ad interessare circa la metà delle persone over 65 al momento del ricovero in ospedale, un grave problema che ha un effetto a catena sulla salute e sul sistema sanitario” ha spiegato Maurizio Muscaritoli, Presidente Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (Sinuc), Professore Ordinario di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica Direttore Uod Coordinamento Attività di Nutrizione Clinica Sapienza Università di Roma. “La scienza della nutrizione è progredita di pari passo alla medicina. Sappiamo che una corretta alimentazione è fondamentale per una buona salute, ma la comunità medica e i pazienti non sempre vi si rivolgono durante la fase di recupero da un problema di salute, come ad esempio la polmonite – ha concluso Alessandro Laviano, Professore Associato di Medicina Interna, Dipartimento di Medicina Clinica, Sapienza Università di Roma”.

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Come sono attivi i giovani anziani!

La chiamavano terza età e a grandi linee si inquadrava tra il pensionamento e la dipartita, con poche distinzioni, molti stereotipi (declino, noia, disimpegno) e amletiche domande: e ora come passerò il tempo e le giornate? Oggi con il miglioramento delle condizioni di vita quello spazio si è allungato tanto da coprire anche un lungo trentennio di cui è meglio distinguere le fasi. Così quelli della prima fascia, uomini e donne che hanno appena varcato la soglia dei 65 e non ancora quella degli 80 ora si chiamano «giovani anziani».

Sì, un altro ossimoro come lo fu, al tempo, quello dei «giovani adulti», ma è il modo di dare un nome a qualcosa che prima non c’era e adesso c’è. A loro l’Università Cattolica di Milano ha dedicato un’ampia ricerca durata due anni e pubblicata nel volume «L’allungamento della vita. Una risorsa per la famiglia, un’opportunità per la società». Il libro, a cura di Eugenia Scabini e Giovanna Rossi, viene presentato stasera a Milano e oltre ai tanti ricercatori che hanno contribuito con i loro studi ci saranno due categorie rappresentative di questa nuova fascia spesso anche chiamata degli «anziani attivi»: i nonni e i volontari.

Mentre spesso la politica e il mondo del lavoro parlano di rottamazione, soprattutto all’estero la parola chiave è «successful ageing» o «active ageing». Qualcosa di cui bisognerà tenere conto anche qui se è vero che proprio l’Italia, nel corso degli Anni 90, è stato il primo Paese al mondo in cui si è verificato il sorpasso degli over 65 sugli under 15. Qualcosa che non è un problema ma, come suggerisce il titolo del libro, «una risorsa». Come?

DARE E RICEVERE
Uno dei tanti dati che escono dalla ricerca è, per esempio, che i «giovani anziani» intervistati – circa 900 – sono in maggioranza (53,2%) individui che «danno e ricevono», essendo contemporaneamente fonte di aiuto per altri (coniuge/partner, figli/nipoti genitori, vicini, estranei) ma a loro volta beneficiari di aiuto per lo svolgimento di qualche attività. Questi, sommati agli «attivi» (19,10%), fanno sì che tre giovani anziani su quattro, in Italia, siano integrati con la rete amicale e parentale a fronte di una minoranza di «passivi» (16,80) e «isolati» (11%) spesso costretti a essere «non attivi» a causa di cattive condizioni di salute.

UN ESERCITO DI VOLONTARI
In che cosa consiste questa «activity»? Dalla ricerca viene fuori una dimensione variegata che può essere tempo per sé, per gli altri o un po’ per entrambi. Tendenzialmente, quando va verso gli altri lo fa nei modi della nonnitudine o del volontariato. Quest’ultimo, pur non essendo in Italia supportato da iniziative pubbliche, rappresenta una consolidata tradizione con molte associazioni costituite esclusivamente da anziani (Auser, Filo d’Argento, Anteas, Seniornet). E, come documentato dall’ultimo censimento Istat, i volontari anziani sono anche tanti: 703.602 su un totale di 4.758.622, vale a dire il 14,8%.
Altri capitoli della ricerca danno conto dello scambio intergenerazionale materiale (beni e denaro) e immateriale (volontariato ma anche mentoring, insegnamento, impegno politico) che deriva da un invecchiamento attivo e non ripiegato su se stessi, così come da una maggiore «connessione» con il mondo esterno attraverso le nuove tecnologie che coinvolgono sempre più anziani.

RISCHIO BURN-OUT
Tutto bene quindi? No se il «successful ageing» diventa un’ossessione o addirittura una non scelta e finisce che la troppa attività porta a forme di stress molto simili a quelle della vita di lavoro. I ricercatori parlano infatti di «rischio burn-out» anche per i giovani anziani. Sempre dalla ricerca emerge che, per quanto riguarda il volontariato (ma si potrebbe forse applicare anche all’«activity» da nonni) essere attivi non comporta drastiche scelte di vita ma si combina armonicamente con aspetti diversi dell’esistenza e la riorienta sotto il profilo del senso.

Fonte: Lastampa.it